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in tribunale

Fs attaccano la Procura: le accuse sono artificiose

VIAREGGIO. «Non vi è nulla di artificioso nelle imputazioni sollevate e contestate. E tutte le norme giuridiche inserite in quelle imputazioni non hanno nulla di artificioso: non sono state inventate...

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VIAREGGIO. «Non vi è nulla di artificioso nelle imputazioni sollevate e contestate. E tutte le norme giuridiche inserite in quelle imputazioni non hanno nulla di artificioso: non sono state inventate dalla Procura ma esistono, esistevano, sono chiaramente scritte e riportate nelle imputazioni». Parla così il sostituto Procuratore, Salvatore Giannino, nell’aula dell’udienza preliminare relativa al disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Il pm della Procura di Lucca, guidata da Aldo Cicala (affiancato in questo procedimento oltre che da Giannino anche da Giuseppe Amodeo), replica alle parole di Armando D’Apote, avvocato difensore di Mauro Moretti, amministratore delegato di Fs ed uno dei trentadue imputati per la strage di Viareggio. «Questo è un processo - così si esprime D’Apote, come da verbali d’udienza - dove l’accusa a carico dei ferrovieri italiani è stata, a mio avviso, faticosamente costruita per rispondere ad istanze che giungono dall’esterno». Non le accuse della Procura, aggiunge D’Apote «sulle quali non lasceremo nulla, non lasceremo nessun passaggio, le contesteremo punto su punto, convinti come siamo che siano artificiosamente costruite su basi tecniche traballanti, su fondamenta giuridiche radicalmente inconsistenti».

Ma Giannino non ci sta: «Mi preme rispedire al mittente le varie frasi, particolarmente gli aggettivi quali “artificioso” che sono stati rivolti alle imputazioni». Ed ancora: «a chi fa del vittimismo una testa d’ariete rispondo che sarà il processo a vedere se c’è qualcosa di artificioso o meno».

Nel chiedere una «pulizia delle parti» che il giudice per l’udienza preliminare, Alessandro Dal Torrione, ha ritenuto - motivando dettagliatamente - di non accordare, D’Apote insiste: «Francamente non sono i cinque o i dieci in più (parti civili, ndr) o in meno che incidono sulla linea difensiva di chi ritiene di non avere colpe rispetto a questo tragico evento. È una questione di pulizia, ed è una questione di pulizia, giudice, che riguardo soprattutto lei ed il suo ruolo».

Ferrovie, dunque - che vedono tra gli imputati l’amministratore delegato, i vertici di Trenitalia ed Rfi, dirigenti, manager, dipendenti di queste ed altre società del Gruppo - non hanno responsabilità nel disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio. Disastro con i suoi 32 morti, i lutti, le ferite fisiche e morali, la distruzione.

Nel riprendere la parola, l’avvocato D’Apote insiste: «Intervengo come difensore dell’unica società che è rimasta per motivi di notificazione del Gruppo Fs ed in particolare di Fs Holding. Devo dire francamente che non riesco ancora a capire il titolo per il quale è stata inserita fra i soggetti accusati non avendo un solo dipendente che si occupa di circolazione di treni o di infrastrutture ferroviarie». Probabilmente - così prosegue D’Apote - «perché, diciamo così, è amministrata da Mauro Moretti che è un vero obiettivo in questo processo». Processo segnato, a detta di D’Apote, «dall’atmosfera che si è creata d’avvero e che probabilmente continuerà ad incombere su questo processo: e cioè l’atmosfera di quelle che io chiamo esagerazioni». Esagerazioni che D’Apote configura, ad esempio, nella richiesta di parte civile depositata (e poi ammessa) dell’Inail. Chiamato a fare la propria parte per Rosario Campo e Antonio Farnocchia, lavoratori morti nella strage.

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