Il Tirreno

Versilia

Strage: scontro in aula «Parti civili, fare pulizia»

di Donatella Francesconi
Strage: scontro in aula «Parti civili, fare pulizia»

La richiesta dei difensori degli imputati che richiamano il giudice Dal Torrione Contestata anche la costituzione dell’associazione dei familiari delle vittime

4 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Operazione di «pulizia» tra le parti civili che hanno chiesto di essere ammesse alla procedimento giudiziario per la strage di Viareggio, quattro anni fa. Si apre così la seconda giornata di udienza preliminare davanti al giudice Alessandro Dal Torrione (Tribunale di Lucca). Parole che risuonano come un gesso sulla lavagna: poco prima un gruppo di familiari delle vittime (32 i morti quella maledetta notte) ha sfilato fino all’ingresso del Polo fieristico di Lucca. Dietro lo striscione con i volti dei morti, sotto gli ombrelli, i volti di Daniela Rombi e Ibi Hayad. Fianco a fianco. La prima ha perso la figlia Emanuela Menichetti, 21 anni appena e 42 giorni di agonia; la seconda ha perso, ancora ragazzina, il padre Mohamed, la madre, il fratello Hamza, 17 anni, la sorellina Iman, nemmeno 4. Appena il tempo di iniziare e di «pulizia» tra le troppe parti civili parlano gli avvocati Armando D’Apote, difensore di Mauro Moretti, amministratore delegato del Gruppo Fs, ed Ennio Amodio, legale di Francesco Favo che dal marzo al giugno 2008 è stato responsabile dell'Istituto sperimentale, facente parte della "Direzione tecnica"di Rfi Spa e dal luglio 2004 al marzo 2008 era sesponsabile della struttura operativa"Certificazione sicurezza imprese ferroviarie", parte della stessa divisione tecnica di Rfi.

La «pulizia» chiesta è a tutto campo, in quella che viene definita la «pletora», di parti civili: le contestazioni alle costituzioni di parte civile spaziano da quelle delle associazioni, compreso “Il mondo che vorrei” nato per riunire i familiari delle vittime, ai sindacati (Filt-Cgil, Cgil e Orsa), agli Rls (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), a Medicina democratica. Ma toccano anche i parenti cosiddetti “affini” e comunque tutti coloro che non erano conviventi. Con tanto di elenco, nomi e cognomi, per ventiquattro persone appunto “affini”, e dunque non parenti, ovvero persone che non hanno diritto al risarcimento a titolo proprio. Come argomenta l’avvocato Ruggero Laderchi, difensore di alcuni imputati dell’Officina Jungenthal di Hannover.

Uno dopo l’altro i difensori degli imputati (trentadue) snocciolano le proprie argomentazioni, come un’orchestra che suona all’unisono - farà osservare chi era in aula - diretta dall’avvocato D’Apote che imposta la “partita” e ne tira i fili. Associazioni, sindacati, Rls e così via - questa è la contestazione - «cercano solo autolegittimazione» nel costituirsi parte civile. Risuonano il richiamo alle «regole», la richiesta di «rigore» nella scelta delle parti civili, nella scelta delle «vittime vere».

Sulla costituzione dei sindacati si arriva ad obiettare - per parte degli imputati non italiani (Jungenthal e Gatx) - che si dovrebbe dimostrare come il proprio diritto di controllo e di promozione sia stato leso in concreto in ogni occasione in cui si è cercato di esercitarlo. Ma in Germania né Cgil né Orsa possono esercitare alcunché. Sarà il pm Salvatore Giannino, in aula per la Procura (assente come preannunciato il Procuratore capo Aldo Cicala, ma anche il sostituto procuratore Giuseppe Amodeo, in ferie), a ricordare che si tratta di reati commessi in Italia e dunque a quanto deriva da questo principio non si sfugge.

Saranno poi, subito dopo pranzo, gli avvocati delle parti lese a rivendicare i motivi della domanda di costituzione di parte civile e la «dignità» delle richieste presentate. Come spiega in aula Maurizio Dalla Casa, legale anche dell’associazione “Il mondo che vorrei”. Alla quale si contesta la non esistenza al momento del disastro e, quindi, l’impossibilità di rivendicare il danno subito. Dalla Casa cita quanto avvenuto per un’altra tragedia versiliese, la strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema. «La Cassazione ha legittimato la Regione Toscana a costituirsi parte civile - spiega Dalla Casa -: anche se la Regione al momento dell’eccidio non esisteva, l’ente si è poi fatto carico dello sgomento, del disagio, che la comunità aveva vissuto in conseguenza dell’evento».

Altrettanto argomentato l’intervento di Gabriele Dalle Luche che ha difeso la costituzione dei rappresentanti alla sicurezza: «Ci chiedete, argomentando che si tratti solo di volontà di stare sotto i riflettori, perché solo alcuni Rls e non tutti si sono costituiti parte civile? La risposta è nei fatti: perché ci vuole molto coraggio visto il trattamento che Trenitalia riserva loro, con licenziamenti, pressioni, minacce...».

Oggi non c’è udienza: si riprende domani, e la parola sulle costituzioni ammesse e respinte sarà quella del giudice.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»