Pacini: ai giovani fondi per la vendita ad affitto calmierato
FORTE DEI MARMI. Comunque vada a finire la partita, tutta politica, sui banchi degli alimentaristi del mercoledì mattina, non si può negare che la querelle abbia acceso i riflettori sui tanti...
FORTE DEI MARMI. Comunque vada a finire la partita, tutta politica, sui banchi degli alimentaristi del mercoledì mattina, non si può negare che la querelle abbia acceso i riflettori sui tanti problemi del commercio cittadino, che segna il passo come testimoniano i fondi vuoti lungo via Spinetti e la sarabanda di chiusure-aperture. Tra gli interventi comparsi in queste ora sui social network, appare rilevante quello di Marco Pacini – professione architetto – sia per la statura professionale, sia per la sensibilità alle più delicate questioni cittadine.
«Come sempre – spiega l’architetto - Vasco Franceschi ha colto nel segno, mettendo sotto i riflettori l'annosa questione della "ormai lenta agonia" del settore commerciale a Forte dei Marmi. L'avvento delle grandi firme, e lo spostamento forzoso di gran parte dei negozi primari dal centro verso zone periferiche, o nel peggiore dei casi, la loro chiusura, ha creato un paese fantasma, dove la popolazione che vive ancora qui, non trova quei momenti fondamentali di relazione sociale che erano rappresentati dai negozi primari: non c'è più un negozio di generi alimentari, un calzolaio, un fruttivendolo, un panificio, una merceria, un barbiere, ne sono rimasti pochissimi – prosegue Pacini - e sono scomparsi lentamente molti bar tipici del luogo, insomma quei posti che costituivano l'humus della vita sociale del paese. Resta il vecchio Mercato Coperto, ultimo baluardo del commercio fortemarmino originario, con la sua asfittica economia, e l'Amministrazione comunale ha varato un progetto per la sua riqualificazione. Ben venga!». «Lancio una provocazione – continua Pacini – Cosa ci faranno al piano terra di Palazzo Quartieri, in pieno centro cittadino? Non sarebbe possibile valutare se e come destinare quel piano terra alla realizzazione di negozi da affittare (a prezzo controllato dal Comune) ai giovani del paese che volessero aprire una loro attività, o spostarne una esistente (tra quelle primarie che ho citato)? E non mi si venga a dire che ci dobbiamo fare per forza la biblioteca, perché quella può stare tranquillamente al primo piano, e non mi si venga a dire che le tantissime stanze del primo piano sono occupate, se tutte le associazioni le vogliono mandare in Caranna nell' ex Poliambulatorio». «Qualcuno dirà che ormai ci sono i lavori in corso eccetera, ma ve lo dico con grande sincerità – conclude - io lì ce li vedrei veramente bene, cinque o sei negozi (non so quanti ce ne potrebbero stare) dei nostri ragazzi, che riportino un po' di vita nel cuore del paese e che dimostrino che il paese è ancora vivo, e vuole continuare a sentire il Forte come una cosa nostra. Ma tanto non succederà sicuramente nulla». Una prospettiva interessante che però desta perplessità d’altra natura, come evidenzia con la sua consueta franchezza venata di scetticismo, Gianni Verona: «Marco auguri, le tue profezie, scorrendo la storia di questo paese, restano profezie umane e sociali. Certo che se qui consegni dei locali ai giovani del Forte per avviare un attività, così come potrebbe essere anche rilasciare nuovi posti al mercato, non so quanto tempo passerebbe, ma farebbero come han già fatto nonni e babbi: li venderebbero. Non mi dire che ci si mettono delle clausole, perché sia alle cooperative edilizie che nei banchi c'erano e sono state aggirate. Anche lo spostamento dell'alimentare, un giorno che il posto diventerà definitivo c’è rischio che venga trasformato in abbigliamento, soprattutto se uno l'affitta».
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