Il Tirreno

Versilia

Contributi ai feriti gravi la rabbia degli esclusi

di Donatella Francesconi

La lettera: ho visto la casa bruciare e mio fratello morto, ma dicono che sto bene Daniela Rombi chiede che vengano inviate le comunicazioni di rifiuto

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VIAREGGIO. «Possibile che dopo tutto quello che abbiamo passato, si venga esclusi dalla Legge Viareggio?». La domanda arriva dritta al cuore. La pone Moreno Pucci, fratello di Mario morto nell’incendio di via Ponchielli, la notte del 29 giugno 2009 insieme alla badante Ana Habic. Una voce, quella di Pucci, che è quella dei 26 esclusi dalle elargizioni per i feriti gravi, considerando anche i danni psicologici che quella maledetta notte ha lasciato dietro di sè. «Io e la mia famiglia - scrive Moreno Pucci in una lettera intensa - siamo stati esclusi dalla Legge Viareggio pur avendo subito danni materiali e morali». Chi scrive ricorda come fosse oggi la signora Mirella Pucci, figlia di Mario, in camicia da notte, in piedi in mezzo al cataclisma, che fissa la strada, là dove la casa brucia. «Abitando vicino alla zona del disastro io e la mia famiglia siamo accorsi subito dopo lo scoppio - continua Moreno Pucci -: abbiamo visto le ambulanze con i feriti, persone per terra coperte con teli bianchi, e tutta la strada in fiamme e maggiormente la nostra che si trovava proprio davanti alla cisterna ed ha continuato a bruciare fino alla mattina. Siamo stati tutta la notte in ansia per mio fratello Mario e gli altri abitanti che poi sono deceduti». La casa è stata poi abbattuta «e non ci è stato possibile recuperare un minimo ricordo di trent’anni passati lì. Ma la cosa che ci ha amareggiato di più - continua Moreno Pucci - è stato il fatto di non poter ricostruire nel nostro terreno Nè dalla parte a monte della strada. E siamo stati costretti a delocalizzare».

Ma tutto questo, evidentemente, non ha lasciato ferite psicologiche...Tanto che l’elargizione non è stata attribuita.

E che le proteste accorate non siano dettate dal denaro (si parla di cifre tra i 15mila ed i 20mila euro) lo ribadiscono i toni utilizzati dai familiari rimasti esclusi: «Dalle prime verifiche - spiega Daniela Rombi, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, nata per riunire i familiari delle vittime e madre di Emanuela Menichetti, morta a soli 21 anni dopo oltre 40 giorni agonia - sembra che in alcune famiglie che hanno avuto morti nella tragedia sia stata data l’elargizione a qualcuno sì e a qualcuno no. Faremo tutte le verifiche opportune per capire cosa è accaduto e come si è arrivati all’attribuzione delle somme». Poi il dolore prendere il sopravvento, come è giusto: «Se a Valentina le è morta la sorella dopo 42 giorni non soffre di niente? Non è nulla? Lei non ha diritto a nulla? Si continua a dare a chi non abitava lì e ha preso tutto quanto è stato distribuito perché è andata distrutta la casa dei parenti oggi ricostruita, e non si riconosce il dolore di chi ha persona una sorella, un nipote, un familiare?».

La scelta - che porta la firma di Asl, Comune e Regione - riaccende una frattura che gli enti pubblici non hanno mai cercato di sanare tra coloro che hanno avuto solo danni materiali (ma hanno visto morire intorno a loro persone conosciute, vicini cui erano affezionati) ed i familiari delle vittime, molti dei quali non vivevano in via Ponchielli.

Ieri mattina si è mossa anche la senatrice del Pd, Manuela Granaiola, che alla Legge Viareggio ha lavorato con passione e impegno, affiancata dagli altri parlamentari locali, fino ad arrivare alla modifica estensiva che ha sanato la situazione di un familiare convivente. Granaiola ha telefonato in Regione ed ha contattato anche i familiari delle vittime rimasti esclusi. Annunciano l’intenzione di venire a capo delle scelte che sono state fatte.

Ma c’è un altro “particolare” dell’intera vicenda che Daniela Rombi vuole sottolineare: «Le persone che sono rimaste escluse dall’elenco dei richiedenti non hanno ricevuto alcuna comunicazione in merito». Rombi ricorda di «aver telefonato, qualche mese fa in Comune per richiede informazioni proprio su questo aspetto. Mi fu risposto che una volta che il procedimento fosse stato chiuso avremmo ricevuto la comunicazione. Obiettai che mi sembrava un po’ tardi, visto che certamente molti avrebbero voluto presentare ricorso...».

A ieri non sono arrivare spiegazioni pubbliche su quanto accaduto, e neppure sui criteri utilizzati nella decisione. Anche se l’intero percorso di attribuzione dei fondi della Legge Viareggio (come per le vittime e di feriti gravissimi) è avvenuto mediante ordinanze del commissario straordinario per la ricostruzione, Enrico Rossi. Che si avvia, quindi, alla chiusura del proprio mandato e fa sapere: «Mi auguro che adesso, nonostante il primo rinvio, il procedimento giudiziario possa procedere, così da garantire finalmente, a familiari e amici, ma anche a una città e ad una regione intera, verità e giustizia».

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