Il Tirreno

Versilia

Strage, manutenzioni più accurate soltanto dal 2010

di Donatella Francesconi
Strage, manutenzioni più accurate soltanto dal 2010

Gli interrogatori di 4 imputati della tedesca Jungenthal Tempi, costi, apparecchiature al centro dell’indagine

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VIAREGGIO. «Attualmente con la nuova procedura in vigore dal 2010 è necessario smontare e ripulire l'intero assile inclusa la parte esterna della ruota…»: è il 3 dicembre scorso e davanti al sostituto Procuratore della Procura di Lucca, Salvatore Giannino, compare Kribel Uwe, cittadino tedesco, meccanico ed esaminatore tramite ultrasuoni nell'Officina Jungenthal di Hannover. Quella che nel 2008 aveva il compito di effettuare la manutenzione degli assili inviati poi alla Cima riparazioni (Mantova) per essere montati su uno dei carri cisterna del treno che, deragliando a Viareggio, ha causato il disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Trentadue i morti, feriti che ancora fanno i conti con le cure per le ustioni riportate, un intero isolato distrutto. Lunedì 25 si apre l'udienza preliminare davanti al giudice Alessandro Dal Torrione (Tribunale di Lucca): con molta probabilità una parte dei 32 indagati, quelli della Jungenthal in particolare, potrebbe decidere di chiedere il rito abbreviato. Potrebbe essere proprio in questo senso che quattro di loro hanno chiesto di essere interrogati, nel dicembre scorso.

Il quadro che emerge è ancor più inquietante di quello descritto nel lavoro di indagine compiuto, sui documenti acquisiti in Germania, dall'ispettore superiore Angelo Laurino che guida la polizia giudiziaria del Compartimento Polfer della Lombardia: quello che non veniva fatto nel 2009, prima della strage di Viareggio, l'anno dopo diventa pratica quotidiana. Alla domanda "chi ha impartito le nuove direttive nel 2010?" Uwe risponde: «Fu Schroeter a comunicarmi e consegnarmi le nuove direttive che prevedevano l'estensione a tutti gli assili dell'esame magnetoscopico con smontaggio completo». Schroeter è Andreas Schroeter (uno degli imputati) che sugli esami ad ultrasuoni, così ricostruiscono le indagini, eseguiva la supervisione nella stessa officina. Insomma: servono 32 morti perché l'officina di manutenzione, consociata della Gatx - la multinazionale proprietaria dei carri che trasportavano Gpl lungo la linea Trecate-Gricignano - decida che prima di essere sottoposto ad ultrasuoni l'assile debba essere interamente ripulito e che tutti gli assili debbano essere sottoposti non solo agli ultrasuoni ma anche all'esame magnetoscopico.

La strumentazione. Ma non è finita qui. Autorizzazioni dell'officina, reale capacità di eseguire le procedure indicate dal Vpi (il manuale di manutenzione in uso in Germania), calibratura della strumentazione impiegata e tempi di svolgimento degli esami: sono questi i punti principali sui quali si concentrano le indagini minuziose dell'ispettore Laurino. Al quale non sfugge, carte alla mano, che «l'apparecchiatura usata, modello USM 3, matricola 30722-734, è risultata calibrata con strumentazione scaduta». La taratura - racconta Kribel Uwe - «viene fatta da una ditta esterna (…) È Schroeter che si occupa integralmente delle tarature. È lui che dispone dei documenti relativi alle scadenze delle tarature e che invia le apparecchiature alle società di controllo esterno». Ancora più valore ha, dunque, la domanda posta da chi ha indagato: è mai possibile che nessuno della Jungenthal si sia accorto che qualcosa, nei documenti di accompagnamento della strumentazione, non andava?

I tempi. Sulla questione "tempi" per la manutenzione degli assili si sofferma, invece, l'interrogatorio a carico di Andreas Barth, dipendente della stessa officina di Hannover con incarico di responsabile della produzione al momento delle verifiche sulle sale montate (asse più ruote) inviate poi in Italia. «Dall'esame della documentazione acquisita con rogatoria - si legge nella relazione dell'ispettore Laurino datata 28 luglio 2010 - si rileva che per effettuare gli esami non distruttivi il tempo assegnato e impiegato è di 0,20 (centesimi di ora) che corrisponde a 12 minuti e dovrebbe comprendere la completa esecuzione degli esami ad ultrasuoni sulle due testate della sala. Ma secondo quanto riferito da Paolo Pizzadini (Cima riparazioni) nel corso delle sommarie informazioni rese il 12 marzo 2010 il tempo - medio - occorrente per eseguite il controllo ad ultrasuoni per l'assile è di circa 40 minuti. Da ciò si deve ritenere che il tempo (12 minuti) previsto nel modulo della Jungenthal dovrebbe essere insufficiente per eseguire a regola d'arte gli esami ad ultrasuoni».

A Barth viene mostrato il modulo di incarico aziendale, allegato alla relazione di Laurino, per sapere se «il tempo indicato a penna a fianco di quello prestampato relativamente al controllo IS2 è quello realmente impiegato dall'operatore». La risposta lascia di stucco: «Questo modulo è un documento rilevante solo ai fini della fatturazione dei lavori al cliente (…) Il capo reparto guarda il tempo complessivo dei lavori. Solo nel caso in cui ci siano stati intoppi indica un tempo un po' più lungo. Altrimenti riproduce quelli prestampati (…) Probabilmente il signor Broedel (non è tra gli imputati, ndr), per semplificarsi la vita, visto che la sala era passata liscia al controllo, ha riportato nella maggior parte dei casi i tempi prestampati». Se i tempi riportati a mano sono diversi è perché «in alcuni casi il lavoro è stato eseguito due o tre volte».

Anche nell'interrogatorio di Uwe Koennecke, responsabile dell'officina 104 della Jungenthal, «i tempi annotati non corrispondo alla realtà». Gli inquirenti insistono: «Le schede di lavoro compilate dagli operai recano indicazione dei tempi impiegati per i controlli ad ultrasuoni?». Insomma, da dove vengono rilevati i tempi inseriti a penna sul modulo in questione? «Gli operai non li riportano - è la risposta -. So che i tempi indicati da Broedel sono tempi di esperienza. Ossia quelli usualmente impiegati in officina per la tipologia di lavori indicata di volta in volta dalla scheda compilata dagli operai».

La conclusione della relazione dell'ispettore Laurino, sul punto tempi/costi, è netta: «Da quanto osservato non è affatto chiaro se i controlli ad ultrasuoni siano stati effettivamente svolti perché essi sono indicati nei certificati tecnici, ma non sono chiaramente fatturati. A differenza dei controlli magnetoscopici che risultano invece sia certificati che fatturati con voce ad essi dedicata».

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