Porto sul lago, arriva il ristorante
In gestione alla Viareggio Porto che aumenterà del 10% le tariffe per l’ormeggio
TORRE DEL LAGO. Il bar ristorante sarà pronto per maggio/giugno: siamo nel porticciolo a fianco del teatro della lirica, sul lago di Massaciuccoli. A prenderlo in affitto dalla Fondazione Festival pucciniano per 36mila euro l’anno è stata la società Viareggio porto, interamente partecipata dal Comune e presieduta da Alessandro Volpe. Che ha per la mani un progetto di recupero dell’intera area del piccolo porto d’acqua dolce, compresi gli storici edifici simbolo di archeologia industriale: «Si tratta di una spesa intorno ai 500mila euro circa, per sostenere la quale avremo bisogno di tutti gli enti pubblici e delle istituzioni bancarie. Ma ci sono già segnali positivi in tal senso». Intanto i lavori interessano l’edificio che accoglieva il bar, nella precedente gestione. Sarà destinato a ristorazione e Volpe intende darlo in gestione.
«Quando sarà possibile il recupero degli altri due edifici storici - continua il presidente della Viareggio porto - il progetto prevede di destinare al rimessaggio delle imbarcazioni quello più grande, mentre nell’altro manufatto si possono realizzare i servizi per l’intera struttura, ma anche uno spazio per i ragazzi della canoa-kajak e per attività culturali e sportive». La struttura sarà dotata anche degli uffici della Viareggio porto, di una “club house”.
La società presieduta da Volpe gestisce anche tutti gli ormeggi in dotazione al porticciolo sul Massaciuccoli: «Stiamo per approvare le nuove tariffe - annuncia il presidente -: ci sarà un leggero aumento, intorno al 10% e non di più. In questo momento non è davvero possibile».
Intanto la Viareggio porto deve fare i conti con l’area sequestrata al Triangolino, in porto., con tanto di sigilli apposti dai carabinieri.
L’accusa è quella di aver tenuto, nella zona che avrebbe dovuto vedere il secondo porto turistico di Viareggio, materiali edili che invece avrebbero dovuto essere smaltiti.
«Il nostro avvocato sta predisponendo la richiesta di dissequestro», spiega Volpe, «affinchè si possa mettere mano allo smaltimento del materiale, come richiesto. Materiale che, come ho già detto, io non considero edile».
Insomma, Volpe oggi si divide tra acqua salata ed acqua dolce. E sembra quest’ultima quella destinata a dargli maggiore soddisfazione, in attesa di capire le sorti della portualità turistica in Darsena. (d.f.)
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