Barbantini, stop ai ricoveri dei pazienti più gravi
L’Asl riduce i fondi per la clinica: cambia l’attività di medicina e cardiologia «Avremo degenze di due settimane, e solo per chi va verso la dimissione»
VIAREGGIO. Stop ai ricoveri dei pazienti di medicina e cardiologia alla clinica Barbantini. La struttura privata di via del Fosso guidario non accoglierà più i casi gravi (in prevalenza anziani che soffrono di patologie croniche) in arrivo dall’ospedale Versilia. A meno che non provengano dal reparto di riabilitazione.
Sarà prevista, invece, una degenza di due settimane per chi ha bisogno di cure intermedie: pazienti che, in pratica, sono in condizioni stabili e che vanno verso la dimissione.
Scelta dovuta ai tagli. La clinica Barbantini, in questo modo, si riorganizza dopo la riduzione dei fondi - decisa a livello regionale - assegnati dall’Asl Versilia per i servizi in convenzione. Un taglio di circa 400mila euro, che nel contratto triennale firmato dai vertici della clinica e dall’azienda sanitaria si traduce in una quota complessiva di 2 milioni e 700mila euro all’anno. Soldi assegnati alla struttura di proprietà delle suore, che si suddividono in 2 milioni e poco più per i ricoveri e circa 700mila euro per le prestazioni ambulatoriali. Queste, infatti, vengono confermate con qualche ritocco, assieme all’attività di ricovero per i pazienti gravi di riabilitazione (il cosiddetto codice 56). Restano a pieno regime, ovviamente, tutti i servizi sanitari a pagamento.
«Nessuna ripercussione». I responsabili della struttura si dicono soddisfatti per questa nuova convenzione con l’Asl 12 Versilia, e garantiscono che non ci saranno ripercussioni sui servizi. «Anzi, in questo modo li aumentiamo - dice la collaboratrice Rosa De Fazio - perché abbiamo notato che i ricoveri dei pazienti nella fase acuta della malattia erano in numero inferiore, rispetto a quelli per le cure intermedie. È chiaro - spiega - che dovremo far capire ai nostri utenti che non cambia nulla nella qualità della nostra clinica. Questo lavoro lo stiamo già facendo, con una comunicazione capillare. L’importante è far capire che daremo tutte le cure necessarie».
Nuovo percorso: i dubbi. In pratica, funzionerà così. Il paziente potrà arrivare alla Barbantini dall’ospedale - reparti e pronto soccorso - o addirittura anche con l’indicazione del medico di famiglia, solo se ritenuto in fase post-acuta, cioè dopo aver superato la fase critica della malattia. La sua degenza durerà due settimane, dopodiché verrà dimesso per tornare a casa. Oppure - se si tratta di un caso sociale - in un centro assistenziale. Ma che succederà in ospedale, visto che viene tolta una valvola di sfogo per ospitare pazienti critici? Secondo la direttrice sanitaria dell’Asl, Grazia Luchini, «c’è una fascia di pazienti anziani che devono essere monitorati dai medici di famiglia, perché non precipitino in condizioni critiche e quindi si sia costretti, a quel punto, al ricovero. Ancora oggi esiste, nella nostra azienda, una percentuale di ricoveri inappropriati, che però stiamo riducendo grazie a una riorganizzazione delle cure. D’altra parte, nella nuova sanità che ci prepariamo a mettere in piedi, le strutture presenti sul territorio, come ad esempio le Case della salute e le stesse cliniche private, dovranno aiutare l’ospedale nella gestione di questi flussi di pazienti. Bisogna evitare, insomma, che l’ospedale sia l’unica risposta a tutte le esigenze».
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