Il Tirreno

Versilia

Bagni, morale a terra Scarsi investimenti e tagli al personale

di Matteo Tuccini

Tra spiagge all’asta e turismo in crisi sarà un’estate grigia «Non ci danno mutui a lunga scadenza. E si assume meno»

3 MINUTI DI LETTURA





INVIATO A MARINA DI CARRARA. C’è un balneare di Viareggio, uno dei più brillanti e inventivi, che quest’anno si è limitato a rifare la telatura degli ombrelloni. Venticinque euro più Iva a pezzo: il che significa spendere per 150 ombrelloni 4.500 euro. «Tutti soldi che metto sull’unghia - dice - mutui e prestiti non ne danno più». E di conseguenza, non si fanno più investimenti di un certo peso: come ad esempio una piscina o nuove cabine.

Stop ai mutui dopo il 2020. Già, perché come spiegano - dietro la promessa di anonimato - molti titolari di stabilimenti presenti alla fiera Balnearia di Carrara, le banche non sono più disposte a concedere prestiti e finanziamenti che vadano oltre il 2020. Cioè dopo la data di scadenza delle concessioni demaniali. Ammesso che l’Unione Europea non contesti la proroga in vigore - che peraltro deve essere sottoscritta ancora da molti Comuni - e riporti la data di scadenza al 31 dicembre 2015. A quel punto, forse, i bagni smetterebbero anche di rifare la telatura degli ombrelloni.

Ridotti i bagnini. Nella prossima estate, insomma, molti stabilimenti balneari di Viareggio e della Versilia presenteranno lo stesso volto dell’anno precedente. Questo, almeno, emerge dalla fiera di Carrara, dove i fornitori piangono lacrime amare e i concessionari ammettono, sotto traccia, che più di così non possono fare. Stoppiamo subito i maligni: si parla di quelli che, di solito, cercano sempre di aggiungere qualche servizio o struttura in più, non quelli che negli anni hanno lasciato il bagno come l’hanno trovato anni fa. E non è tutto. Tanti concessionari dicono che saranno costretti a rivedere gli organici a disposizione. Ci saranno meno bagnini in servizio: il che si tradurrà in maniera negativa su tutta la Versilia, e in particolare su quelle persone, giovani e meno giovani, che sfruttano l’estate per portare a casa un buon gruzzolo. Si parla di gente che andrà a casa dopo aver lavorato per anni per lo stesso bagno.

Aste e crisi economica. La scarsa propensione delle banche a dare soldi, però, non può essere l’unico motivo di una simile politica... da governo Monti. Il rigore, secondo gli stabilimenti balneari, è necessario per due motivi: la possibilità che nel 2020 perdano la loro attività, con la messa a gara della concessione su cui si basa. E la certezza che l’estate 2013 sarà, se possibile, ancora più critica rispetto a quella precedente. Non è un caso che, alcuni mesi fa, il presidente dell’Associazione balneari viareggini Carlo Monti abbia chiesto espressamente ai colleghi «di non aumentare le tariffe, a meno che non ci sia stato un investimento che porti dei servizi ulteriori».

Un quadro simile fa sì che a Balnearia, il presidente dell’Associazione fornitori Luca Marini (sempre molto vicino alla battaglia anti-Bolkestein dei bagni) faccia un appello per salvare le aziende che rappresenta. I balneari, dal canto loro, hanno altri problemi. Come spiegano i leader dei sindacati di categoria, l’assenza di un governo che riesca ad ascoltarli è un pericolo enorme, per il futuro ma anche per il presente. Se l’Unione Europea contesterà la proroga delle concessioni al 2020, ci vorrà qualcuno che vada a trattare con Bruxelles per evitare la riapertura del contenzioso e il rischio - che sarebbe clamoroso - del decadimento immediato delle concessioni, qualora sul tema si pronunciasse la Corte di giustizia europea. Questi interlocutori politici, però, al momento non ci sono. E i balneari sperano che Beppe Grillo li prenda presto a cuore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web