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«Stavolta ho temuto di non farcela...»
Avanzini sugli avversari: «Breschi e i Cinquini mi hanno fatto sudare» Poi la dedica alla madre: «Il Minotauro lo ha potuto vedere solo dalla tv»
VIAREGGIO. «E adesso inseguiteci». I collaboratori più stretti di Alessandro Avanzini l’hanno scritto in bianco sulle maglie nere che mostrano orgogliosi dal carro pochi istanti dopo la lettura del verdetto. Ed è un messaggio di scherno a tutti gli altri carristi. Con sette vittorie all’attivo (e ben cinque primi premi negli ultimi otto anni), il papà del Minotauro è ormai in fuga nell’albo d’oro del Carnevale. Lui, il trionfatore di questa edizione del Carnevale, non si lascia contagiare dalla voglia di sbeffeggiare i vinti. E di succhiare loro il sangue come il Minotauro faceva con le sue vittime. E, anzi, rende loro l’onore delle armi. «Mai come quest’anno ho temuto di non farcela. Certo, ero consapevole di aver fatto un buon lavoro. I riscontri sulla stampa erano lusinghieri. Il pubblico mi ha sempre dimostrato di apprezzare il carro. Ma la concorrenza, quest’anno, era particolarmente agguerrita».
Ma più dei fratelli Bonetti, piazzatisi al secondo posto, Avanzini temeva gli sposi di Breschi e le tre scimmiette dei fratelli Cinquini. «Il carro di Massimo aveva riscosso un buon successo a livello di popolarità. E anche quello di Umberto e Stefano mi sembrava molto competitivo. Francamente il loro quinto posto mi ha sorpreso un po’».
Fra i primi ad abbracciare Avanzini e a complimentarsi con lui c’è Renato Verlanti, carrista da qualche anno in pensione ma che continua a collaborare proprio con i fratelli Bonetti. «Bravo - gli dice - anche se io il primo posto lo avrei dato ai Bonetti».
C’è spazio anche per un pizzico di commozione, in questa magica serata. «Questa vittoria voglio dedicarla a mia madre», dice con gli occhi lucidi. Mamma Pina, la moglie del grande Silvano, non sta bene da tempo. E allora il pensiero di Alessandro va a lei, che ha potuto vedere il Minotauro solo dalla tv. «E voglio dedicarla anche a mio fratello Ettore. Se mi sono potuto dedicare anima e corpo al carro, quest’anno, è anche merito suo».
Poi Avanzini torna al suo carro. «E’ un carro complesso, che cerca di andare in profondità. Il Minotauro è il potere finanziario che stritola tutto e tutti, lasciando macerie ovunque. Francamente non volevo occuparmi della politica italiana perché sarebbe stata una stanca celebrazione della casta. Se posso permettermi un suggerimento ai miei colleghi, li invito a riflettere su cos’è oggi la satira politica. E se forse non è il caso di ripensarla». Insomma, meno Bagaglino e più Travaglio.
Il vincitore non si tira indietro neppure di fronte alle critiche che il suo Minotauro ha sollevato. Prima fra tutte, quella di non essere un carro carnevalesco. «Per carità, accetto le critiche. Ma qualcuno mi spieghi il concetto autentico di carnevalesco. Io, quando penso ad un carro carnevalesco, mi riferisco alla Ballerina di Lebigre: ecco, quello secondo me è un carro carnevalesco. Io certo di evolvermi. E di guardare sempre avanti».
La vittoria di quest’anno è anche l’occasione per tracciare un primo bilancio del percorso artistico di Avanzini. Una parabola iniziata con la vittoria de Il Matador, dedicata a Zapatero: «Quello è stato l’ultimo mio carro classico». Poi, con Avanti miei Prodi, il suo linguaggio si è fatto più raffinato. «Ho guardato all’armata Brancaleone di Monicelli, cercando di reinterpretarla secondo il mio gusto. Determinante, poi, è stato l’incontro con Angelo a Vania Bertini, che ormai da molti anni curano le coreografie dei miei carri. Vedo con piacere che adesso anche sugli altri carri si sta andando verso questa direzione».
Anche se non c’è un carro prediletto fra quelli vincenti, Avanzini ammette che forse i Migranti resta il suo carro più bello. «Ma io sono innamorato anche di Pranzo di gala: non ha vinto, ma resta uno di quelli in cui più mi sono immedesimato».
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