Il Tirreno

Versilia

Quei vicini di casa sospettati di camorra

di Donatella Francesconi
Quei vicini di casa sospettati di camorra

Tra le persone arrestate dalla polizia ci sono una commerciante, carpentieri, artigiani e un imprenditore molto noto

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VIAREGGIO. La polizia è arrivata all’alba, ma il movimento non è passato inosservato ai più mattinieri: via vai di carte e oggetti portati fuori dal portone dagli agenti. Poi, a giorno fatto, la notizia si era già sparsa: Maria Grazia Lucariello non sarebbe stata come sempre al negozio di latticini di via Marco Polo 180, uno dei fondi sotto i nuovi appartamenti “Finedil”, ad un passo dal Tribunale. È stata arrestata, insiema al marito Salvatore Mundo. Quarantaquattro anni lei, 45 lui, sono finiti nell’indagine condotta dalle Direzioni distrettuali antimafia della Procura di Napoli e Firenze, insieme alla Procura di Lucca. Ventiquattro arresti in tutta Italia, otto dei quali tra Viareggio (e Torre del Lago) e Massa.

Il negozio sotto il loggiato al Marco Polo, dove una volta c’erano gli hangar del Carnevale, offre e promette mozzarelle di bufala direttamente dalla Campania. Prezzi non a buon mercato, ma qualità alta e comunque la zona non è di quelle economiche.

La storia del negozio di mozzarelle è raccontata nelle 79 pagine dell’ordinanza del Tribunale di Napoli che porta la firma del giudice per le indagini preliminari Tullio Morello. Ed è la storia di quelle due donne che la clientela - ieri sorpresa e colpita dall’arresto - incontrava dietro al banco e di un Comune, quello di Viareggio, che aveva fatto il proprio dovere per non permettere all’attività di aprire in quanto non in regola con la normativa antimafia. Tanto che per Maria Grazia Lucariello è scattata anche l’accusa di «intestazione fittizia di un negozio di alimentari a terze persone per eludere le disposizioni antimafia». Secondo l’accusa «sussistono gravi indizi di colpevolezza» in relazione alla «intestazione fittizia dell’attività commerciale» ad Angelina Barbato. Attività che «nel 2007 era intestata alla Lucariello», ma poi il 29 agosto 2008 il Comune di Viareggio «revocò la Dia per mancanza dei requisiti antimafia a causa di precedenti per associazione mafiosa della Lucariello». Il giorno successivo alla notifica della revoca della Dia «alla Lucariello subentrava la cugina col marito Nicola Fiorillo avviando una nuova Dia, ma solo formalmente». Perché - raccontano la carte - era sufficiente telefonare all’alimentari “Grazia” per sentirsi rispondere da Maria Grazia Lucariello. Ovvero la signora dei latticini, perfetta negoziante come la raccontano nell’isolato, che aveva sposato Salvatore Mundo, detto “o mister”, spostatosi a Viareggio «per gestire gli interessi economici della famiglia Russo, funzione che svolgeva in collaborazione con la moglie». Della quale - in un’intercettazione ambientale del 13 giugno 2009 - così si parla: «È lei il vero capo della camorra ed è qui per stare tranquilla».

Gli altri arrestati tra Viareggio e Torre del Lago (Maurizio Di Puorto, Nicola Garzillo, Franco Galante, Giovanni Sglavo, Guglielomo De Chiara) gravitano tutti nel mondo dell’edilizia. Maurizio Di Puorto e Nicola Garzillo hanno imprese edili individuali. Gli altri - spiega Virgilio Russo, capo della Squadra Mobile di Lucca che ha partecipato all’operazione - sono tutti carpentieri. Nicola Garzillo - a Torre del Lago l’episodio è ancora vivo - è balzato agli onori delle cronache per una condanna, lo scorso anno, dopo essersi preso con un agente della Municipale che intendeva multarlo. Di Puorto, invece, «collocato nel clan camorristico dei casalesi del gruppo Iovine», a Viareggio è arrivato «in seguito ad uno sgarro fatto e temendo di essere ucciso». Mentre Giovanni Sglavo, a carico del quale (insieme ad altri) vi è una brutta storia ai danni di un imprenditore edile livornese, era il proprietario del terreno nel quale venivano nascoste le armi. Tante. Che tornano e ritornano in tutta la ricostruzione, in base alla quale il gruppo degli arrestati che operava nell’edilizia era dedito più alle estorsioni ai danni di imprenditori corregionali- così ricostruiscono le indagini - che a girare la calce.

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