Fuggiti da Napoli dopo la guerra di camorra
La questura: abbiamo colpito una banda che agiva con modalità tipiche delle associazioni mafiose
VIAREGGIO. «Abbiamo messo a segno un’operazione importante e complessa colpendo una banda che agiva con modalità tipiche delle associazioni mafiose». È soddisfatto il questore Claudio Cracovia dopo il blitz della squadra mobile che ha portato ai quattro arresti per il tentato omicidio e l’annuncio degli arresti per l’operazione che ha permesso di individuare i referenti dei Casalesi in Versilia.
Ma come fanno capire dalla questura la battaglia contro le infiltrazioni mafiose in Versilia non è certo finita, visto che i gruppi criminali hanno sempre bisogno di riciclare denaro. «Quando si colpisce un gruppo - spiega il vicequestore vicario Francesco Di Roberto parlando degli scontri degli anni ’80 tra i gruppi Tancredi e Musumeci - bisogna avere le capacità di lettura per capire chi ne prenderà il posto».
Il gruppo dei Saetta, come spiegano gli autori delle indagini, è originario del quartiere Forcella a Napoli e storicamente è legato al clan Giuliano. Con il declino di questo gruppo camorrista avvenuto dopo le guerre tra clan degli anni ’90 i Saetta, in quanto legati a una cosca perdente, sono stati costretti a migrare.
E così sono arrivati in Versilia dove hanno trovato terreno fertile per le loro attività, già finite sulle cronache dopo le numerose indagini di polizia e carabinieri.
Ma proprio negli stessi anni anche i Casalesi si interessano a questa terra dove agiscono molte imprese edili e dove le proprietà immobiliari hanno valore altissimo.
Così - come spiegano ancora gli investigatori - i due gruppi cercano di creare una “convivenza” a volte contrastandosi, altre collaborando in maniera più o meno diretta.
Per questo le due inchieste parallele culminate con gli arresti di questi giorni vengono considerate importanti.
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