Italia
In viaggio con un arsenale la polizia riesce a bloccarli
Sono due “adepti” del club motociclistico apuano “Mongols”. Con sé avevano una calibro 22, coltelli, fucili, pugnali, balestre e persino dell’esplosivo da cava
Armati sino ai denti. Avevano addosso un mini arsenale due uomini, legati entrambi al club motociclistico Mongols, fermati ieri dalla polizia stradale nell’area di servizio Versilia: una pistola con colpo in canna, proiettili, coltelli a serramanico, sbarre in ferro, mazze di legno, e persino tirapugni.
Fare sospetto. 24 dicembre, A 12, area di servizio Versilia. Tutto comincia da un normale controllo della polstrada. Gli agenti fermano N.S, 50 anni, presidente uscente del club motociclistico Mongols, che aveva sede (fino a due mesi fa, quando è stato chiuso) nella zona industriale a cavallo dei comuni di Massa e Carrara. E Omar Vacchino, 34enne, habitué dello stesso club. L'atteggiamento sospetto ha indotto i poliziotti a perquisire i due uomini.
Pistola e proiettili. Indosso a Vacchino è stata trovata una pistola calibro 22 con il colpo in canna – l’arma è risultata poi rubata anni fa in un’abitazione di Massa – e 21 proiettili del medesimo calibro; sul veicolo sono stati trovati passamontagna, guanti, coltelli a serramanico, sbarre in ferro, mazze di legno, tirapugni e abbigliamento del gruppo motociclistico dei Mongols.
Coltelli e armi marziali. A casa del presidente del club i poliziotti hanno poi sequestrato una quantità industriale di armi bianche: tre machete, due spade, ventiquattro pugnali, sei tirapugni, un paio di manette, un nunchaku (arma per arti marziali), una balestra, un fucile elettrico, un giubbotto antiproiettile, mazze chiodate, archi con frecce, mazze da baseball.
Persino l’esplosivo (da cava). Ancora più stupefacente il sequestro a casa di Vacchino, per il quale è scattato l'arresto: due fucili a canne mozze e cinque carabine, tutti oggetti che provengono da furti. Ma gli uomini della polizia hanno trovato persino dell’ esplosivo da cava, venti metri di miccia e cinque detonatori. E ancora: oltre un centinaio di proiettili di vario calibro, giubbotti antiproiettile, passamontagna, e svariati coltelli, materiale vario contrassegnato dai logo del gruppo motociclistico dei Mongols.
American style. Dopo gli Hells Angels e i Bandidos, arrivano i Mongols: e oltre alla passione per le roboanti motociclette, hanno una vera e propria fissazione per le armi. Nascono nel panorama dei motorcycle club statunitensi, ma, partendo dagli Usa, hanno attecchito ormai, anche in Italia. I primi ad arrivare furono appunto gli Hells Angels, quindi i Bandidos, poi i Mongols. Sono adepti di questi ultimi i seguaci nostrani dei guerrieri di Gengis Khan che sono stati fermati alla vigilia di Natale dalla polizia di Lucca.
Mine vaganti. Su rombanti Harley Davidson, i bikers, almeno in Italia, hanno come principale attività quella degli scontri tra bande rivali. Nel resto d'Europa e negli Usa invece commettono anche altri reati violenti, dai traffici di droga agli omicidi. La guerra tra gruppi di motociclisti per il controllo del territorio, nel marzo scorso a Genova, ha indotto la polizia a compiere una decina di arresti per associazione a delinquere. Il 17 gennaio 2009 a Verona, 140 Hells Angels, venuti da tutta Europa, hanno tentato di aggredire i rivali degli Outlaws, all'entrata di una fiera motociclistica. Quasi trenta poliziotti, impegnati nel servizio d'ordine, furono picchiati con bastoni e catene e finirono in ospedale. Ventiquattro componenti della banda finirono in carcere.
Tutto parte dai club. Sono i club il loro quartier generale nel quale attrarre prima simpatizzanti e poi veri e propri adepti. Tra costoro c’è anche chi è animato da semplice passione per le due ruote grintose, ovviamente; non si può escludere, però, che i club amatoriali possano -in alcuni casi - fungere anche da braccio operativo per il reclutamento.
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