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Quel traffico di mail col Lussemburgo «Stipendi bassi...»
VIAREGGIO. Trecentomila e-mail, una valanga di documenti sequestrati. Per chi se ne intende, 2.200 gigabyte di materiale informatico: visionato, spiegano gli inquirenti, in poco più di un anno grazie...
VIAREGGIO. Trecentomila e-mail, una valanga di documenti sequestrati. Per chi se ne intende, 2.200 gigabyte di materiale informatico: visionato, spiegano gli inquirenti, in poco più di un anno grazie a due “cervelloni”, megaprocessori forniti a Lucca dal comando regionale. «Altrimenti - dice il colonnello Gabriele Failla, comandante provinciale - ci sarebbero voluti secoli».
La quasi totalità dell’indagine sulla Perini Navi e sulle società lussemburghesi riconducibili al gruppo si è sviluppata attraverso i computer, come ormai avviene per quasi ogni attività investigativa della Finanza. Ed è proprio su quegli scambi di mail tra la sede di via Coppino e il nord Europa che si basa buona parte dell’impianto accusatorio degli inquirenti.
«Controllo e direzione della holding lussemburghese erano a Viareggio - afferma il tenente Vito Di Terlizzi, comandante del nucleo di polizia tributaria di Lucca - I verbali di riunione, le richieste di procure, gli stessi ordini di bonifico venivano scritti e impartiti in italiano ai dirimpettai lussemburghesi, dove i documenti venivano poi tradotti in francese. Non solo: in molte di queste mail si capisce chiaramente che il rapporto tra Italia e Lussemburgo è invertito rispetto a quanto si vorrebbe far apparire. Le decisioni, cioè, vengono prese in Versilia». A dimostrarlo, secondo gli investigatori, è ad esempio una comunicazione in cui gli amministratori della società estere chiedono spiegazioni all’Italia a proposito di una riduzione degli stipendi. «Perché ce li avete abbassati?», si sosterrebbe nella conversazione telematica. In un’altra mail - secondo quanto rivelato dall’accusa - ci sarebbero invece chiari riferimenti a come comportarsi con la Finanza, che grazie a una rogatoria internazionale è salita negli uffici di rue Beaumont in Lussemburgo per acquisire gli atti.
Per il procuratore capo Aldo Cicala, «è stato un lavoro eccellente, un’operazione complessa che ha portato a un risultato importante. Siamo sempre più convinti, del resto, che occorra concentrarsi su vicende di questo tipo per recuperare buona parte del denaro sottratto ingiustamente allo Stato».
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