Il presidio
«Rabbia e sconforto dai dati su Falascaia Non deve finire qui»
Baldacci: avevamo ragione sui veleni che ci hanno ucciso «Fuori tutta la verità, anche sui rifiuti pericolosi interrati»
PIETRASANTA. Il dolore, per chi si è ammalato e oggi non c’è più. La rabbia, per quei pietrasantini e camaioresi «che ci davano addosso, e che ora capiscono di essere stati avvelenati anche loro». L’orgoglio, di aver avuto ragione a distanza di 25 anni. Il Tirreno pubblica, nell’edizione di ieri, i dati di Arpat sull’inquinamento causato dal vecchio inceneritore di Falascaia, e la città che ha lottato una vita contro l’impianto prova una gamma infinita di emozioni.
Dallo studio di Arpat emergono 15 anni di veleni su Pietrasanta e mezza Versilia. Quindici anni di enormi concentrazioni di diossina e polveri emessi dal vecchio inceneritore del Pollino, che fanno rabbrividire ed infuriare chi, sulla propria pelle, ha vissuto quel periodo. In primis Valerio Baldacci, titolare (col fratello) della Capannina del Pollino e padre nobile della protesta anti-inceneritore, che ha perso entrambi i genitori per colpa del cancro: alle ossa il papà, al cervello la mamma.
«Avevamo ragione, su quello che stava accadendo - dice - non è un sollievo, anzi proviamo rabbia. Ma il fatto che uno studio, per la prima volta, metta nero su bianco quanto abbiamo sospettato per anni è una piccola rivincita. Soprattutto per chi, come me, nel 1988 evitò l’arresto dei carabinieri grazie all’intercedere del sindaco Moreno Giovannini». Per Baldacci, che parla sul filo dell’emozione, «ora non bisogna fermarsi. Bisogna andare avanti e tirare fuori tutta la verità. Comprese le voci sugli interramenti dei rifiuti pericolosi, penso a quelli provenienti dall’azienda Oto melara».
«Eravamo sul finire degli anni ’80 - ricorda invece l’assessore Pietro Lazzerini - e quello che oggi sembra emergere conferma quanto andavamo dicendo in quel periodo. Ma il nostro no a quel bruciatore e, al tempo stesso, il deciso e lungimirante appoggio ad una seria raccolta differenziata e a soluzioni alternative, servì relativamente. Anzi, molti di noi, compreso il sottoscritto, finirono davanti ad un giudice con reati pesanti di cui rispondere: interruzione di pubblico servizio ed oltraggio a pubblico ufficiale. Ne uscimmo puliti, ma l’amarezza di fondo mai verrà meno. Oggi, nel leggere certe anticipazioni, non posso che provare rabbia, dolore e ancora tanta preoccupazione». Lazzerini, negli anni ’80, era referente a Pietrasanta di Democrazia Proletaria e fra i contestatori dell’inceneritore del Pollino. «Lavoro in una videoteca e ho la delega, in questa amministrazione comunale, a sociale e tradizione popolari, quindi non posso avere competenza sulle correlazioni fra quelle polveri e l’incidenza dei tumori in Versilia. Certo è che lo studio Arpat, se confermato, evidenzierebbe, ancora una volta se possibile, che in quel periodo ha prevalso la ragione economica sulla tutela della salute delle persone. Ricordo che Medicina Democratica, nei primi anni ’90, aveva seriamente posto l’accento sui rischi, a 10-15 anni, di impennata dei tumori a causa di quelle polveri. Previsioni, terribili, che lo studio dell’Arpat oggi sembra supportare. La nostra amministrazione - precisa Lazzerini - con l’appoggio della Provincia e di altri Enti, ha fatto dei passi fondamentali nel frattempo ed è comunque quella che l’attuale impianto lo ha chiuso sapendo, fin dall’inizio, di andare incontro a contenziosi con richieste danni a più zeri. Ma ieri, come allora, conta una sola cosa: la sicurezza e la salute dei cittadini ed una politica ambientale non più impostata sull’incenerimento. Oggi provo una gran rabbia, di fronte a quello che sta emergendo. La stessa rabbia che accomuna tante persone da sempre in prima linea contro un bruciatore che ha purtroppo avvelenato, stando a quanto ci dicono, mezza Versilia».
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