Il Tirreno

Versilia

Ici ridotta sulla prima casa Inviati 300 accertamenti

di Matteo Tuccini

Nel mirino coniugi che hanno residenze diverse e hanno sfruttato l’agevolazione La Cassazione: non spetta a chi non abita insieme. E il Comune chiede gli arretrati

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VIAREGGIO. Circa 300 accertamenti, relativi al pagamento dell’Ici 2007 sull’abitazione principale, sono stati spediti dalla Viareggio Patrimonio a proprietari di immobili. Nel mirino, in particolare, ci sono coniugi che hanno la residenza in due abitazioni diverse, e che hanno sfruttato l’agevolazione per entrambi gli immobili. Pagando un’aliquota più bassa.

Chiesti gli arretrati. Infatti, secondo una sentenza della Corte di Cassazione (la numero 14389 del 15 giugno 2010) l’aliquota agevolata - così come l’esenzione a partire dal 2008, quando l’Ici sulla prima casa è stata abolita - non spetta ai nuclei familiari i cui componenti non vivono sotto lo stesso tetto. In pratica: se marito e moglie (e così i figli) non abitano insieme, non si può sfruttare l’agevolazione. La Patrimonio, perciò, ha applicato in maniera retroattiva l’aliquota del 7 per mille, cioè quella per la seconda casa, su tutti gli immobili in questione. Inviando una richiesta di pagamento che, tra arretrati e sanzioni, può arrivare a diverse migliaia di euro.

«Sentenza controversa». L’idea della Suprema Corte era quella di porre un freno alle furberie di chi è proprietario di due case (o più), e sposta la residenza della moglie (o dei figli) per pagare sulla seconda un’aliquota ridotta, camuffandola da abitazione principale. Sono le cosiddette “finte separazioni”, in molti casi scappatoie per pagare meno tasse.

Secondo la sentenza, la definizione di “abitazione principale” richiede «la compresenza della dimora abituale del contribuente e dei suoi familiari». A meno che il contribuente non provi la frattura del rapporto coniugale. Una decisione che si presta, però, a numerose contestazioni. Anche perché non è dato capire se la qualifica di abitazione principale decada per uno solo degli immobili, o per entrambi.

«Legittimo opporsi». Secondo l’avvocato Lorenzo Purini, che assiste clienti interessati dagli accertamenti, opporsi a questi procedimenti è legittimo. Soprattutto per quanto riguarda le sanzioni, «che non devono essere applicate - sostiene il legale - in casi di aperta buona fede». «Spesso i familiari più stretti, compresi i coniugi - afferma l’avvocato Purini - risultano all'anagrafe residenti in abitazioni differenti, mentre una di queste (o entrambe) è stata da loro dichiarata come abitazione principale. Si pensi al caso, tutt’altro che raro, in cui il signor Rossi è proprietario di due abitazioni: con la propria residenza in uno di questi e con la moglie, signora Rossi, residente anagraficamente nell’altro immobile. Il signor Rossi, in sede di dichiarazione ai fini Ici, ha considerato l’abitazione in cui vive con la propria moglie come abitazione principale, pagando quindi l’Ici agevolata. In questo caso, il dato anagrafico parrebbe togliere la caratteristica agevolativa dell’abitazione. Oppure pensiamo al caso in cui il signor Rossi svolga un’attività lavorativa che lo costringe cinque giorni alla settimana in giro per l’Italia. L’abitazione di cui è proprietario ed in cui vive la propria famiglia è da considerarsi abitazione principale? A quanto pare, leggendo la sentenza della Suprema Corte, atteso che i coniugi non dimorano abitualmente in essa, non spetterebbe l’aliquota agevolata. Ed i genitori i cui figli studiano in Università lontane da casa? E gli esempi si potrebbero moltiplicare».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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