Il Tirreno

Versilia

Balneari al contrattacco: «Impariamo dalla Spagna»

di Giovanna Mezzana
Balneari al contrattacco: «Impariamo dalla Spagna»

I gestori degli stabilimenti sollecitano uno scatto d’orgoglio dell’Italia a Bruxelles «Roma ha più possibilità di Madrid di ottenere delle agevolazioni dall’Ue»

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Continua a essere agitato il mare che bagna le spiagge versiliesi: soprattutto dopo che nel maxiemendamento al decreto Sviluppo è stata inserita una mini-proroga di cinque anni all’allineamento alla Bolkestein, la direttiva con cui l’Unione europea stabilisce che la gara pubblica è l’unica procedura ammessa per l’assegnazione delle concessioni demaniali. I balneari guardano – con un misto di ammirazione e di impotenza – alla Spagna, che ha messo sotto tutela la categoria mediante una proroga di 45 anni. La domanda è: per qual ragione la Spagna ha tirato dritto concedendo un allungamento dei tempi che assicura molto ossigeno alla categoria – e adesso attende, serena, il parere di Bruxelles – mentre l’Italia ha più volte vacillato sullo stesso terreno e ora teme persino il rischio sanzioni?

Il modello iberico. Negli ultimi due decenni sulle coste spagnole si è depositata una colata di cemento: grandi gruppi immobiliari hanno costruito alberghi da 500 camere, mega residence, beach village. Nel 2012 la Spagna ha messo a punto una legge di proroga motivando – d’innanzi all’Ue – che essa scaturisce dalla necessità di tutelare quei considerevoli investimenti immobiliari.In sede europea ha consegnato un dettagliato elenco dei soggetti investitori e dei capitali investiti. Madrid non ha tralasciato di aggiungere, inoltre, che molte società immobiliari sono nel frattempo fallite e che altrettante banche ci sono andate a nozze: e che quindi è arduo trovare qualcuno, che ad esempio, si presenti a un’asta per ottenere la concessione relativa a quattro maxi residence a Loret de Mar con la consapevolezza di poterci fare business per una manciata di anni. Da qui, dunque, la proroga a 45. «La Spagna ha semplicemente deciso di tutelare le sue imprese – commenta Vincenzo Lardinelli, rappresentante nazionale di Fiba Confcommercio – Ha deciso che la salvaguardia del settore balneare dovesse essere un asset». Non è detto che la volontà politica spagnola sia un viatico sufficiente a passare indenne sotto la guglia di Bruxelles, ma tant’è.

Quale tattica? Anche l’Italia aveva l’opzione di emanare una legge nazionale e attendere il giudizio dell’Ue, ma ha preferito quella del consulto preventivo con Bruxelles; quando Monti ha proposto in sede europea una proroga trentennale, si è sentito rispondere: «Dimenticatela».

Provaci Italia. «Come la Spagna ha motivato la proroga con la tutela degli investimenti – nota Valerio Pardini, avvocato che sostiene i balneari con pareri tecnici – l’Italia potrebbe far leva sul fatto che gli stabilimenti balneari sono un unicum, un patrimonio inestimabile del Belpaese. L’importante è che almeno ci provi». Anche perché potrebbe avere carte migliori della Spagna. Se la Bolkestein nasce per garantire liberismo al mercato delle concessioni demaniali, avrebbe più ragione di operare in Spagna – dove le mani sulle coste sono state messe dalla finanzia e dai grandi immobiliaristi – che nel Belpaese, dove l’industria della balneazione è rappresentata da micro imprese a conduzionale famigliare che, non di rado negli ultimi anni, hanno passato la mano e non per l’obbligo di una gara pubblica.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera