Il Tirreno

Versilia

L’ospedale si svuota, le attese si allungano

di Donatella Francesconi
L’ospedale si svuota, le attese si allungano

Ieri mattina la protesta della Cisal ha richiamato associazioni, comitati e anche un pezzo di Cgil. Ma non si sono visti sindaci e politici

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VIAREGGIO. Voci da dentro la sanità versiliese. Quella dell’infermiera che ai giornalisti racconta: «Si presentano sempre più spesso cittadini che non possono pagare il ticket ma devono eseguire esami o visite...E io non glielo faccio pagare, perché non si può di fronte alla salute!». E quella della sindacalista della Cisal, Doriana Micheletti: «Dalle due del pomeriggio in poi questo ospedale, nuovo di dieci anni, è vuoto».

Benvenuti all’ospedale unico, davanti al quale la Cisal ha riunito ieri anche lavoratori e utenti della Crea, il comitato cittadino per la salvezza dell’ospedale, Medicina democratica, la Fiom, un pezzo di Cgil (l’area programmatica “La Cgil che vogliamo”). Nessun politico versiliese, nessun sindaco, nessuno dei troppi candidati a sindaco per le amministrative 2013 a Viareggio. Neppure per dare un’occhiata. E non è un bel segnale.

Perché l’ospedale perde i pezzi. Ed è sotto gli occhi di tutti, con buona pace dei segnali di “resistenza” che continua a dare Ettore Neri, sindaco di Seravezza e presidente della Società della salute. Gli interventi chirurgici non urgenti sono bloccati fino a gennaio, come in tutta la Toscana, per evitare di sforare i conti della sanità con rischio di commissariamento della stessa Regione. Le liste di attesa sono ormai infinite: andare nei centri privati ha più o meno gli stessi costi offerti dalla Asl dove - conferma Micheletti - «per alcune visite si va addirittura a giugno 2013».

Eppure i presupposti con i quali, dieci anni fa, è nato l’ospedale unico della Versilia erano ben diversi: «Allora -ricorda la sindacalista - ci dipinsero un ospedale con tutti i servizi. Invece, qui non ci resta più niente. I nostri medici di cardiologia - solo per fare un esempio - vanno a Massa, insieme agli infermieri inseguendo i pazienti perché qui manca un macchinario. Ed ormai si dice apertamente che le operazioni importanti si fanno solo a Pisa e a Livorno».

Mentre i pazienti che passano, per un motivo o per l’altro al Versilia, «dopo tre giorni vengono dimessi. E poi, una volta a casa, sul territorio chi si occupa di loro?». A parlare è Daniele Soddu, anche lui sindacalista Cisal, che continua: «La Versilia ha giò dato: abbiamo razionalizzato, accorpato. In chirurgia sono rimasti 21 posti letto di 32 che erano. Ad ortopedia ne sono stati tagliati 10. Mentre la Asl di Massa ha fatto un buco grande come una casa e lì costruiscono l’ospedale nuovo. Il problema generale è quello delle scelte sbagliate della Regione. A cominciare dalle Società della salute che, ricordiamo, avrebbero dovuto essere 34. Bene: qualcuno è in grado di illustrare i benefici venuti ai cittadini dai fondi spesi per questa esperienza, per esempio in Versilia? E allora lo diciamo chiaro: di salvare chi ha sbagliato non ci importa».

La richiesta della Cisal è di quelle che si fanno sentire: la Regione non paghi i premi di risultato ai direttori generali delle Asl che hanno portato in pareggio il bilancio. «Per la semplice ragione - argomentano i sindacalisti - che pareggiare i bilanci è il loro lavoro e per questo sono già lautamente pagati». La proposta è di «mettere subito questi soldi a disposizione della sanità reale».

Dal 5 al 7 dicembre i sindacati confederali hanno indetto un presidio permanente davanti all’ospedale: «Non è accettabile che le Asl, in provincia di Lucca, procedano ad avviare processi di riorganizzazione che modificano l'attuale sistema di erogazione e di organizzazione dei servizi ospedalieri e territoriali, escludendo il necessario tavolo di concertazione con l'insieme dei sindacati confederali, della Funzione pubblica e dei pensionati». Così una nota diffusa ieri da Cgil provinciale, Cgil- funzione pubblica e Spi-Cgil: «Sollecitiamo che al più presto vi siano il confronto e la trattativa collegati alla chiusura in pareggio dei bilanci del'Asl 2 e 12 per l'anno 2012 e per affrontare i problemi ancora più pesanti e complessi per il 2013».

L’Area programmatica “La Cgil che vogliamo” ha aderito ieri al presidio della Cisal: «Le grosse criticità del sistema sanitario versiliese non sono certo un fatto isolato - si legge nel volantino diffuso dal coordinamento sanità - ma si collegano alla crisi della sanità toscana, una volta fiore all'occhiello del governo toscano ed ora al limite del collasso a causa degli ulteriori tagli che sono stati previsti, frutto in parte di errori del sistema toscano ed in parte dei continui tagli nei trasferimenti statali. È evidente come la sanità pubblica sia oggi in serio pericolo e se non ne prendiamo coscienza molto presto non esisterà più alcuna tutela del diritto alla salute spingendoci verso modelli di privatizzazione tipo Lombardia. Perciò ribadiamo il nostro no alla privatizzazione dei servizi e e lotteremo con tutti coloro che vogliono difendere e affermare la sanità bene comune».

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