Il Tirreno

Versilia

«Ecco come ci hanno lasciato senza lavoro»

«Ecco come ci hanno lasciato senza lavoro»

I lavoratori dell’ex Contesso con anzianità maggiore non sono stati riassunti per l’ex Tabarracci

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VIAREGGIO. L’hospice della Asl si è trasferito da Nocchi (Contesso) a Viareggio (ex Tabaracci) senza che nè Asl né Azienda speciale pluriservizi abbiano sentito l’esigenza di informare i cittadini di quanto stava avvenendo. A gestire il servizio è arrivata la cooperativa “Di Vittorio” di Massa, che già lavorava per Asp, in attesa che venga pubblicato il bando per l’affidamento del servizio. Bando che poteva comodamente essere messo in essere nel lungo periodo in cui il progetto di ristrutturazione di questa ala dell’ex Tabarracci ha preso corpo. Quando il dottor Aurelio Buono ha lodato, dalle pagine del “Tirreno”, il «gran lavoro fatto dagli operatori della cooperativa Di Vittorio per assicurare che il trasferimento funzionasse come doveva», è stato inevitabile chiedersi che fine abbiano fatto i lavoratori del “Contesso” (Rsa ed hospice). La risposta è arrivata ieri, quando in redazione si sono presentate alcune lavoratrici che sono rimaste a casa, nel passaggio tra Contesso ed ex Tabarracci. Un passaggio - che contestano le operatrici - «non è stato gestito dai sindacati, ed è decisamente incomprensibile».

La cooperativa Di Vittorio - così la testimonianza - «ha assunto quasi tutti i lavoratori che prestavano servizio al “Contesso”. Tranne alcuni. E sono rimasti fuori proprio quegli operatori con l’anzianità maggiore».

largo ai giovani, dunque: «Anche a persone alle quali, nell’ultimo periodo di gestione della Rsa - abbiamo dovuto insegnare tutto. È stato una vergogna: gli ultimi arrivati sono stati assunti e chi era in servizio da più tempo è rimasto per strada. Eppure anche la Asl, negli incontri che abbiamo avuto, ci ha confermato che si sarebbe dovuto procedere tenendo conto dell’anzianità di servizio».

Al meccanismo delle nuove assunzioni, viene contestato - in particolare - «il pressing che si è scatenato per assicurarsi che chi doveva essere assunto non rimanesse “a piedi”. Così che, molti di quelli che oggi lavorano nelle due strutture dell’ex Tabarracci, possono vantare “agganci” nel mondo della sanità toscana, a vario titolo». I lavoratori che abbiamo incontrato personalmente, purtroppo, snocciolano particolari e nomi a conferma dell’amarezza che vivono... (d.f.)

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