Il Tirreno

Versilia

Se ne è andata l’ultima “staffetta” partigiana della nostra Versilia

di Cristina Bulgheri
Se ne è andata l’ultima “staffetta” partigiana della nostra Versilia

Walkiria Pelliccia aveva 99 anni, era la storica proprietaria dell’omonima profumeria di Piazza D’Azeglio dove, sotto embargo, vendeva ai notabili le miracolose creme della Arden

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VIAREGGIO. Se n’è andata ad un passo della soglia dei cento anni (ne avrebbe compiuti 99 il 9 aprile prossimo) mettendo la parola fine ad una vita da romanzo.

Walkiria Pelliccia, per tutti solo “la Walkiria”, titolare della storica profumeria in piazza D’Azeglio, si è spenta nella notte tra mercoledì e giovedì in seguito ad una crisi cardiaca. Il suo cuore, affaticato dalle complicazioni di una polmonite avuta il 2 novembre, ha cessato di battere, proprio mentre l’ambulanza la stava per trasportare al Versilia.

Si chiude così un capitolo che, attraverso la sua figura di donna forte e combattiva, abbraccia un secolo di storia cittadina - la Resistenza, la tradizione musicale, l’imprenditoria - anche se tutto comincia in Umbria, ad Assisi.

Da lì infatti arriva, intorno alla metà dell’Ottocento, Giuseppe Pelliccia, nonno di Walkiria, cantante lirico e impiegato statale: a Viareggio diventa direttore del Dazio, sposa una ragazza locale e da lei ha una dozzina di figli, i cui nomi iniziano tutti con la lettera A. Tra essi: Absidio che porta avanti il legame con la musica, divenendo primo violino al Politeama (il figlio Arrigo a sua volta si afferma come violinista di grande fama) e Adiuto, papà di Walkiria, che conferma la passione musicale battezzando le tre figlie con nomi d’opera: Iris, Walkiria e Cleopatra.

Non a caso piccolissima (5 forse 6 anni) Walkiria era sul palcoscenico durante la rappresentazione de “La fanciulla del West” nei panni della bambina del saloon. E allo stesso Puccini che le chiedeva se l’opera fosse di suo gradimento aveva risposto senza troppi indugi: «Ho visto solo il primo atto, aspetti che veda la fine!». Niente peli sulla lingua, niente timori, una grande coerenza: sono i tratti che l’hanno accompagnata fino all’ultimo e che hanno caratterizzato tutte le sue scelte, compresa quella di fare la staffetta durante la Resistenza. Ruolo che ha avuto, affiancando i compagni Adolfo Giusti e Mario Ragghianti, per tutta la guerra, portando messaggi da Camaiore dove erano sfollati a Viareggio e rischiando anche la vita. Un giorno, nonostante i suoi tentativi di salirvi a tutti i costi per raggiungere la città e consegnare un messaggio, perse il tram che fu oggetto di rastrellamento da parte dei tedeschi che andavano cercando una ragazza bionda con gli occhi verdi. Lei. Un ruolo che tacitamente condivideva con il padre: non se lo confessarono fino allo scampato pericolo per non incorrere nella tortura. L’impegno civico e politico, la fede nella libertà e nella democrazia, il desiderio di un mondo diverso: una tradizione di famiglia.

Il papà Adiuto era a Livorno, in una poltrona del teatro Goldoni, quel 21 gennaio 1921 partecipando alla scissione del Partito Socialista, che sancì la nascita del Partito Comunista. Una fede mai tradita. Adiuto, titolare di una panetteria nei pressi della Torre Matilde, un “secondo lavoro” al Politeama, sindacalista degli stessi panettieri (pur essendo il padrone), era anche un giornalista dell’Avanti, finché la testata non venne chiusa durante il fascismo e lui perseguitato. Erano tempi “neri” in tutti i sensi: la miseria si faceva sentire, la famiglia Pelliccia, che continuava a rifiutarsi di prendere la tessera del fascio, dovette trasferirsi in Darsena, in via Savi, presso i parenti, chiudere la panetteria e sopravvivere di escamotage. Adiuto (ai tempi dell’«Avanti» sembra anche avesse aiutato l’allora socialista Mussolini ad una fantomatica fuga dall’Italia, facendolo imbarcare su un peschereccio diretto in Corsica), sfida di notte il coprifuoco armato di mattarello per lavorare.

È in questo momento che Walkiria decide di rimboccarsi le maniche e andare a cercar lavoro. Si presenta così alla profumeria “Di Ciolo” in piazza D’Azeglio: è il 1937 e viene assunta come “ragazza di bottega” per diventare in poco tempo, grazie alla sua intraprendenza, al suo carattere risoluto ma anche alla sua disponibilità (aiutò i titolari a traslocare su carri tirati da buoi i mobili del negozio durante lo sfollamento a Camaiore per salvarli dai bombardamenti) commessa e, nell’immediato dopoguerra, direttrice.

In quegli anni Walkiria conosce Angelo Tomei, figlio di una famiglia benestante, antifascista, trasferitasi al Secco: camionista in Africa, in Grecia, nel Montenegro, una grande fama di “tombeur de femme” , noto per le sua vita avventurosa e un po’ spettacolare: si racconta di un suo ingresso a cavallo in Passeggiata tutto di biancovestito. Con Walkiria erano amici, si incontravano, si confidano e lei era convinta che un tipo così non lo avrebbe sposato neanche per tutto l’oro del mondo: ma, si sa, all’amor non si comanda e nel 1949 convolarono a nozze. Dopo sei anni di attesa, nel 1955 nacque Massimiliano (che ha rischiato a sua volta un nome legato all’opera lirica) titolare oggi della profumeria. Anzi delle profumerie: nel 2001 infatti, a seguito di una lunga vicenda legale, venne aperto un nuovo negozio in via Foscolo, per ovviare al rischio di chiusura e di trasloco dall’immobile di piazza D’Azeglio, per fortuna poi scongiurato, dalla sede storica. Quella che dagli anni Sessanta, quando Angelo Tomei, a seguito di un’eredità, aveva acquistato il locale e lo aveva cointestato alla moglie, era diventata la “Walkiria” di piazza D’Azeglio.

Un pilastro del commercio viareggino: da quando la signorina Pelliccia, già prima della guerra, vendeva clandestinamente nel retrobottega le creme di Elizabeth Arden, soggette all’embargo, distribuendole a cucchiate ad illustri clienti. Armate di vasetti e tazze, a far la fila nel retro della profumeria c’erano persino le mogli dei gerarchi, mentre a prendere posto sulle poltroncine davanti al banco, all’epoca disposte a mo’ di gioielleria, erano i componenti della famiglia reale e, un po’ più tardi, la famiglia Agnelli che - come Walkiria ha sempre raccontato - non “vestivano solo alla marinara” ma anche in modo disimpegnato (pantaloni alla zuava per gli uomini e gonnelloni folk per le donne) arrivando a piedi da Forte lungo la battigia. Per non parlare dei duchi Salviati della Tenuta, i Ruspoli di Roma, i principi Del Drago, i cantanti Di Stefano e Del Monaco, attori come Ermete Zacconi. E più tardi , le coppia Adolfo Tieri-Giuliana Lojodice, Giorgio Gaber-Ombretta Colli, fotografia di una Viareggio diversa. Del resto l’offerta della profumeria è sempre stata molto particolare: prodotti di qualità, oggetti di nicchia, rintracciati e recuperati all’estero, un ventaglio di esemplari sicuramente non dozzinali. E, con essi, una professionalità consolidata: la Walkiria, che aveva conosciuto personalmente Elizabeth Arden in occasione di un meeting e da lei aveva ricevuto regali personalizzati, non solo fu invitata negli anni Novanta a partecipare all’inaugurazione del negozio “Red Door” sulla Fifth Avenue a New York, ma fu contatta dalla direttrice generale della sede italiana per conoscere un passaggio del massaggio della Arden che nessun altro ricordava e che la Walkiria praticava in modo esemplare.

Un album di ricordi ed esperienze che ieri, dopo tante pagine, si è chiuso. Ma che, siamo certi, resterà vivo nella memoria collettiva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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