Mallegni verso una nuova assoluzione
Martedì si chiude in Tribunale a Genova il processo che gli ha intentato l’ex comandante dei vigili Alessandra Manzione
GENOVA. Assoluzione per tutti gli imputati perché il fatto non sussiste”. La firma in calce è quella del dott. Di Gennaro, pm al processo di Genova che vede chiamati a rispondere per 6 capi di imputazione e 26 reati complessivi, l’ex sindaco Massimo Mallegni, la vigilessa Caterina Mazza e il dipendente comunale, nonché autista del sindaco all’epoca, Verio Bertozzi.
Processo innescato da un esposto, datato 2002, a firma di Antonella Manzione, che nel chiamare in causa l’allora primo cittadino per estorsione, abuso di atti di ufficio, falso, mobbing e tutta una serie di altri reati, pose al centro della denuncia un episodio, quello della multa verbalizzata ad un’auto blu comunale a Tonfano. Sanzione su cui Mallegni, secondo quanto espresso nell’esposto, fece pressioni perché fosse stracciata. Diversa la ricostruzione del Pm: « Si è fatta una tempesta in un bicchiere d’acqua: non c’è prova che la vigilessa Mazza abbia distrutto nulla, così come non c’è stata alcuna pressione da parte del Sindaco per eliminare alcuna contravvenzione».Alla fine il pm ha chiesto l’assoluzione per Mallegni, Mazza e Bertozzi».
Parole, quelle del Pubblico ministero rigettate dall’avvocato Stefano Del Corso, difensore di Manzione, che nel ribadire la colpevolezza di Mallegni ha poi chiesto la sua condanna e il pagamento di 50 mila euro, oltre le spese legali.
Laconico il commento dello stesso ex sindaco, difeso da Sandro Guerra, come del resto nelle altre vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto in questi anni.
« L’esposto di Manzione è quello che ha poi generato tutti i miei guai giudiziari successivi. Certo, devo ammetterlo, non sono abituato a vedere un pubblico ministero chiedere la mia assoluzione. Speriamo che, alla fine, non sia di pessimo auspicio. Scherzi a parte è la riprova dell’infondatezza delle accuse che mi sono state mosse in questi anni e che la giustizia, che è amministrata da persone serie, sta smontando una ad una. Non ho mai fatto pressioni su alcun vigile, non ho mai chiesto di strappare multe e il giorno del verbale all’auto blu, il sottoscritto non utilizzava quella stessa auto, ma si era mosso in bicicletta, come poi dimostrato. Lo dice il Pm, stiamo parlando di una tempesta in un bicchiere d’acqua. Ma da quel bicchiere d’acqua sono poi nati tutti i miei guai giudiziari. Con la pazienza e la serietà, però, oggi si sta ristabilendo la verità».
Le accuse lanciate dall’allora comandante della polizia municipale ebbero come primo scenario il Tribunale di Lucca. Poi il processo è stato trasferito nel capoluogo ligure dopo che era stato sollevato il caso della figura di Manzione. Essendo stata in alcuni casi pm onorario, per la difesa di Mallegni l’accusata partecipava all’ordine giudiziario. Ma in quel caso, la vicneda doveva essere giudicata in un diversa corte d’appello, da qui il trasloco a Genova. Dove la sentenza è prevista per martedì.
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