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Versilia

«Barbantini, i tagli in vista non ci faranno chiudere»

di Matteo Tuccini
«Barbantini, i tagli in vista non ci faranno chiudere»

La casa di cura: «Se verrà rivista la convenzione con l’Asl, ci adatteremo» E si garantisce di non aver mai avuto problemi coi tempi dei pagamenti

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VIAREGGIO. La casa di cura Barbantini non chiuderà. Anzi, saprà offrire la stessa qualità del servizio, anche se dovrà ridisegnarlo per ragioni di forza maggiore. Leggi: i tagli alla sanità.

Ad assicurarlo sono i vertici dell’istituto, dalla responsabile Rosa De Fazio alla direttrice della struttura suor Patrizia Poerio.

Il giorno dopo l’allarme sul futuro della clinica Barbantini - che secondo indiscrezioni provenienti da Roma potrebbe venire penalizzata in base ai criteri sui posti letto minimi - in via del Fosso guidario si dicono sereni. Viene smentita l’ipotesi di un ridimensionamento, o addirittura di una chiusura. Anche se - spiegano i vertici - «siamo consapevoli del clima pesante e delle riduzioni di budget per le strutture private in convenzione». Che si traduce in un 4% in meno dei fondi. Come minimo.

La Regione, infatti, starebbe pensando a tagliare ulteriormente. Ma su questo aspetto la responsabile Rosa De Fazio si riserva di attendere informazioni più certe nei prossimi incontri con la Regione stessa.

La clinica Barbantini, o delle suore Barbantine come viene anche chiamata, ha 56 posti letto, di cui 41 convenzionati per l’attività della casa di cura; 31 sono i posti letto, di cui 27 convenzionati, nella residenza per anziani. Assieme alla clinica San Camillo di Forte è una delle due strutture principali di riferimento della Versilia come appoggio all’azienda sanitaria. Ecco perché le sforbiciate in arrivo la riguardano così direttamente. Ma dalla clinica sostengono che le esigenze diverse dell’Asl saranno prese in considerazione per ridefinire l’offerta. Detto in parole povere, se l’Asl avrà meno soldi a disposizione per i posti letto in convenzione, in particolare per i cosiddetti malati “acuti” (cioè durante la fase principale della malattia), le Barbantine potrebbero svilupparsi nel settore dei “post-acuti” (ad esempio i pazienti in riabilitazione o i terminali).

Ma soprattutto, si ribadisce che le suore Barbantine credono nella struttura. «Il lavoro della casa di cura prosegue regolarmente - spiega suor Patrizia - Ci teniamo a riaffermarlo, anche perché abbiamo 85 dipendenti, che si sono preoccupati per gli allarmi che sono stati lanciati. Non abbiamo mai avuto intenzione di interrompere l’attività, a maggior ragione per ritardati pagamenti da parte dell’Asl che non ci sono mai stati. Direi, invece, che con l’azienda sanitaria i rapporti sono sempre stati ottimi, e tali sono convinta resteranno».

Conclude suor Patrizia: «Un altro aspetto che vorrei sottolineare, anche perché contrario ai princìpi che serviamo e onoriamo da sempre - dice - è che la congregazione non ha mai avuto l’intenzione di trasformare la casa di cura in una casa di riposo per abbienti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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