Italia
Morto Nicola Lenzi Il re delle notti stroncato da tumore
Aveva solo 47 anni l’ex patron del famoso pub Bulldog Al lavoro fin all’ultimo per esorcizzare la malattia
FORTE DEI MARMI. Aveva un cuore enorme, Nicola Lenzi, scomparso nella prima mattinata di ieri a soli 47 anni a causa di uno di quei mali che, giorno dopo giorno, non ti lasciano in dote neppure la speranza. Un male aggressivo e subdolo che però contro la lucida follia e la grande voglia di vivere a prescindere di Lenzi, non ha mai avuto in questi mesi gioco facile. I suoi amici, e Nicola, come la bacheca di facebook è lì a testimoniarlo ne aveva davvero tanti, ancora ieri lo ricordavano, ‘scortato’ da una flebo con la morfina ad attenuare il dolore della malattia, dietro il banco del suo ‘ Bulldog’, un locale-cult per diverse generazioni di versiliesi.
Già perché Lenzi, istrionico, un ‘ godereccio’ della vita, generoso nel dare, con un senso dell’accoglienza raro a trovarsi, fin da ragazzo aveva puntato tutto il suo estro e la sua voglia di fare in quel progetto, il Bulldog che a cavallo degli anni ’90 e 2000, fu protagonista delle notti fortemarmine dalle parti di via Michelangelo. Una baraonda fra birre, risate, musica, mangiare e voglia di stare insieme che poco si armonizzava con il contorno residenziale di zona: da qui le guerre a colpi di carte bollate con i vicini, gli esposti per fare chiudere il locale, la tenacia di Lenzi sempre in prima fila nel difendere la sua ‘ creatura’, dove spesso andavi per farti una birra con 5 euro in tasca e alla fine “ ne bevevi 3 perché 2 te le regalava Nicola. A lui di fare soldi non è mai importato granché, eppure ne avrebbe avuto la possibilità: privilegiava l’amicizia, l’ospitalità, le ‘mattate’ la voglia di divertirsi. Impossibile non volergli bene. Anche quando eccedeva. Una splendida persona” raccontano gli ultrà dell’Hockey Forte dei Marmi uno degli sport, l’altro era il calcio, amatoriale o meno, che hanno sempre appassionato Lenzi. “ Nelle ultime settimane stava veramente male, lo vedevi nel pallore, in quell’espressione di sofferenza che cercava di celare con una risata, con quel prodigarsi anche quando non ne poteva più, dietro il banco. Un cuore enorme, appunto, che lo portava a fuggire dall’ospedale quando era ancora sottoposto a cure e trattamenti. Ma non era una follia fine a se stessa: i suoi figli, la sua famiglia e i suoi amici venivano prima di ogni altra cosa” ci raccontava, sempre nella giornata di ieri, un ragazzo. Gli amici e il Bulldog che, dopo il debutto in via Michelangelo e una breve ‘ trasferta’ a Pisa, aveva poi riproposto, con analogo successo, in terra di Cinquale. . La firma, in calce, ad una vita vissuta a 1000 all’ora, e che lascia alle spalle ricordi, allegria e affetti smisurati, l’ha forse sintetizzata, in modo ideale, uno dei tanti amici, Luca, su facebook. “ ciao Nicola, e adesso ubriaca anche gli angeli”.
Luigi Bianchi, un amico di Nicola, lo vuole ricordare così agli amici: «Ti scrivo queste due righe perché da oggi non ti vedrò più. Non vedrò più il tuo sorriso, le tue braccia spalancate nel dire “che spettacolo!”, la tua camminata goffa e la tua immensa voglia di vivere. Hai fatto degli errori e molti li hai pagati di persona. Difetti? Qualcuno, ma come tutti del resto. Pregi? Forse uno, ma per me il più importante: sei sempre stato un generoso. Non è un talento comune in questo paese, sai? Ti vedo come un celebrante in una cattedrale laica qual’era il Bulldog: una vera cattedrale laica dove tutti erano i benvenuti, dove nessuno si sentiva fuori posto, dove l’amicizia era spesso un valore assoluto. Quest’estate, quando sotto un sole atroce mi venivi a trovare, al telefono cercavi di risolvere un problema ad un tuo amico; tu, malato e segnato dal destino, aiutavi gli altri anziché chiedere aiuto. Lì ho capito che la tua forza era il tuo cuore, generoso fino alla fine con gli altri e con quella stessa vita che ti stava portando via».
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