Il Tirreno

Versilia

Emergenza abitativa, sostegno solo ai poverissimi e per 60 giorni

di Donatella Francesconi

Super restrittivo il nuovo regolamento approvato dal commissario prefettizio Domenico Mannino I genitori con i figli minori e senza un tetto sono esclusi dal percorso di sostegno del servizio sociale

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VIAREGGIO. Emergenza abitativa sì, ma a tempo e solo per poveri, di quelli che - come si dice - non hanno neppure gli occhi per piangere. Mentre la politica cittadina, tutta quanta è, sembra aver perso la voce che faceva tirare tardi in consiglio comunale, il commissario prefettizio Domenico Mannino agisce. E non solo per la gestione ordinaria della cosa pubblica. Mannino ha messo mano al nuovo regolamento per l’emergenza abitativa, destinato «esclusivamente», così si legge nel testo, «a nuclei con reddito Isee inferiore alla soglia del minimo vitale pari, per il 2012, a 6.246,89 euro». E non basta. Perché oltre al reddito da fame è necessario appartenere ad una di queste categorie: «Genitore solo con figlio/i minori, disabili soli, anziani con più di 65 anni soli, persone non autosufficienti (per anziani ultre 65enni) o con invalidità civile oltre il 74%».

Insomma, se una coppia di anziani con il minimo di reddito si trova in una situazione di emergenza abitativa, è bene che si arrangi. Perché solo se single si avrà diritto ad essere aiutati con una delle forme di intervento definite nel regolamento e così elencate: inserimenti temporanei in alberghi e pensioni, accoglienza temporanea presso strutture pubbliche e private convenzionate, assegnazione temporanea di alloggi nella disponibilità del Comune (di proprietà, in locazione, in comodato), contributi economici per l’emergenza abitativa». Tutti interventi che - precisa il regolamento - «avranno durata massima di 60 giorni, entro i quali il beneficiario è tenuto a reperire autonoma sistemazione». Insomma, un padre o una madre, con il reddito da sopravvivenza e uno o più bambini secondo il commissario Mannino in due mesi è in grado di sucire con le proprie risorse dall’emergenza abitativa. Il caso scelto non è casuale: ma se per le altre tre tipologie il regolamento prevede che «verrà valutata e verificata dal servizio sociale la possibilità di inserimento in strutture adeguate in modo da realizzare un percorso di sostegno ed accompagnamento durante i 60 giorni al termine dei quali, in mancanza di alternative, la persona interessata possa ricevere idonea sistemazione alloggiativa». Per i genitori soli con figli minori, questa possibilità di essere sostenuti non c’è.

In barba a tutte le norme nazionali e internazionali che impongono agli Stati la tutela dei minori.

L’articolo 3 del regolamento, a questo proposito, recita un inquietante «nell’ipotesi in cui si tratti di nuclei con presenza di minori prevalgono le disposizioni dettate dalla normativa in materia di tutela dei minori». Il che significa - più o meno - poveri in canna, senza casa e con i figli in comunità.

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