Il presidio
Il lavoro precario salva i bilanci
Contratti a chiamata, buoni Inps: così si aggirano i controlli
VIAREGGIO. «Dopo vent’anni di lavoro mi sono ritrovata a lavorare per 7 euro e mezzo, pagata con i buoni lavoro Inps, i cosidetti “vaucher”. Parlano le donne, quelle in cassaintegrazione dalla nautica in crisi. E quelle rimaste a casa, le mogli degli operai in cassaintegrazione.
Perché se ancora si sbarca il lunario è perché le donne trovano qualcosa da fare nel terziario, magari anche solo per la stagione. Chinando la testa a tutte le forme possibili di precariato.
Nel settore del commercio e del turismo, ormai - racconta gli operai - «si applicano soltanto i cosiddetti “contratti a chiamata”». Che spesso si traducono in lavoro nero: dovendo denunciare il giorno dopo l’utilizzo del lavoratore, se non è passato alcun controllo l’azienda non denuncia un bel niente.
«Fanno contratti da 4 ore e ne lavori dodici», denunciano i mariti. Con paghe da 4 a 9 euro e buste paga da ridere: «Trentasei ore nel mese di agosto...». E va bene che c’è il calo del turismo, ma se fosse davvero così non varrebbe la pena neppure di stare aperti.
Questa è Viareggio. La città che la politica non vede, come hanno testimoniato in coro gli operai che abbiamo incontrato. «La politica è assente e la situazione è drammatica...Che vuor ti dica più di così!». Ed è una pena sentire parlare così uno come Massimo Iacopinelli, ex lavorate Sec, oggi in Polo nautico, che lo guardi in faccia e capisci che è cresciuto a lavoro e politica. «Al nostro fianco, in una situazione devastata, l’unica forza in campo oggi è la Fiom!».
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