In tre uscivano dal Liceo per andare a scommettere
Ma il padre di uno dei ragazzini (il più piccolo ha 14 anni) ha chiamato i vigili che hanno organizzato un blitz in un’agenzia di scommesse sull’estero
VIAREGGIO. Uscivano dal Liceo e andavano a giocare, anzi a scommettere. Sul Chelsea e sul Manchester city di Mancini e Balotelli. Insomma su Premier Ligue e Liga spagnola.
Tutti ragazzini, dai 14 ai 16 anni. «E li dimostravano tutti, nel senso che si capiva che erano studenti di prima» conferma il tenente Salvatore Broccoli, responsabile della polizia annonaria dei vigili urbani di Viareggio.
Gli agenti hanno condotto un ’indagine accurata per incastrare l’agenzia di scommesse che permetteva ai minorenni di scommettere, quando la legge prevede – espressamente – la maggiore età.
L’inchiesta della polizia municipale si è conclusa ieri con una denuncia nei confronti dell’agenzia di scommesse estere (niente Snai o altri gruppi che fanno capo, come scommesse, ai monopoli di Stato) che permetteva ai ragazzini di giocare.
Per l’agenzia – che si trova in pieno centro – pesa il rischio della chiusura oltre ad un multa che oscilla fra i 5mila ed i 20mila euro. Sulla chiusura deciderà il questore di Lucca, oltre naturalmente la Procura d Lucca.
Il caso esplode quando, nei giorni scorsi, un genitore si rivolge ai vigili urbani per segnalare che il figlio, all’uscita di scuola, andava in sala scommesse. Con lui altri amici.
Il genitore aveva capito tutto e aveva anche seguito i ragazzi. Da qui la chiamata alla polizia municipale.
Che a sua volta ha iniziato l’indagine molto accurata. «Abbiamo aspettato i ragazzini all’uscita di scuola, al liceo, e li abbiamo seguito per capire dove andavano. Abbiamo verificato che entravano nel locale per le scommesse, non lontano dall’istituto e giocavano tranquillamente. Una volta usciti, li bloccavano – naturalmente non vicino al locale – per controllare le generalità e soprattutto scoprire che età avessero».
I ragazzi avevano tutti fra i 14 e i 16 anni e non sembravano quel tipo di adolescente sul quale – per vestiario o abbigliamento – è facile equivocare sulla vera età. Insomma si capiva che erano poco più che bambini.
A quel punto i vigili urbani – verificato che il reato era stato commesso – sono andati dal titolare delle scommesse e hanno redatto verbale e denuncia di quanto era successo.
Lui ha negato e poi si è limitato a spiegare che non si era accorto che i ragazzini non avessero l’età, non solo per giocare ma neppure per entrare nella sala giochi.
Che fa parte – ripetono i vigili urbani viareggini – di quel circuito di scommesse straniere che sono aperte senza licenza ufficiali, ma che come capita spesso in Italia, vivono su una sorta di deroga.
Quanto e da quando i ragazzini scommettevano e soprattutto come ha fatto un genitore a scoprire il tutto (e gli altri papà e mamma dov’erano?) non è dato sapere dalla polizia annonnaria.
La vicenda viareggina fa saltare agli occhi come fosse importante quella norma del decreto del Ministro della Salute Baldazzi che imponeva una fascia protetta dalle sale giochi e videopoker di 500 metri intorno alle scuole.
Una norma che è velocemente saltata, con tanto di accuse al governo Monti. Quelle di non avere saputo resistere alla pressione delle lobby del videopoker e delle slot-machine .
In realtà la prima pressione il consiglio dei ministri ce l’ha in casa e sono i Monopoli di Stato che hanno una lauta percentuale sui milioni di euro che tutti giorni gli italiani spendono in giochi.
Ma è difficile immaginare che oltre alle pensionate che si sprecano la mesata accanendosi al gratta e vinci, ci siano in ballo anche le paghette degli adolescenti (che un tempo, quando uscivano o «bucavano» la scuola, si limitavano a giocare a boccette).
E allora, saltata la norma, a fermare quei ragazzini alla fine restano solo i genitori e i vigili urbani. Che annunciano nuovi controlli e non solo sul fronte delle scommesse.
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