Monti offre le spiagge ai colossi della finanza
L’idea: concessioni demaniali in una società per azioni aperta ai soldi dei privati Anche se le aste venissero evitate, i balneari diventerebbero dei semplici gestori
VIAREGGIO. Mettere in un fondo immobiliare gigantesco tutto il patrimonio dello Stato con sopra la scritta “vendesi”. Palazzi di pregio, uffici pubblici e - questo è ciò che preme alla Versilia - anche le concessioni demaniali ad uso balneare. Poi andare a chiedere denaro agli investitori. E rimettere a posto, con quei soldi, le casse dell’Italia.
Questo il progetto del governo Monti, così come emerge da voci e indiscrezioni.
Servono soldi. Le spiagge - o meglio, parte di esse - vengono quindi messe sul mercato. Tramite una società per azioni aperta ai soldi dei privati. Grandi o piccoli che siano.
Il piano di Monti e dei suoi collaboratori ripesca il disegno dell’ex ministro Giulio Tremonti per raggranellare denaro, con l’obiettivo finale dell’abbattimento del debito pubblico. Un disegno di cui Il Tirreno scrisse già il 5 ottobre 2011 (“Spiagge in mano ai big della finanza”).
Quello di Monti, però, sarebbe un progetto faraonico, da decine di miliardi di euro. Che potrebbe portare già alla fine del 2013 a una vendita da 4-5 miliardi. E dopo le prime anticipazioni del Corriere della Sera prima di Ferragosto, lunedì scorso il quotidiano romano Il Messaggero ha messo il carico da 11 con un articolo che spiega la strada intrapresa dal premier.
Spiagge Spa. In pratica, funzionerebbe così. Il governo inserisce in un maxi-fondo tutte le proprietà, i beni e le attività da dismettere. Al suo interno si possono costituire dei sotto-fondi, ciascuno dedicato a un’attività specifica. Uno di questi potrebbe essere, appunto, quello per le concessioni demaniali.
Da decidere la forma societaria del maxi-fondo, per capire come collocarlo sui mercati. Tremonti aveva pensato a una società di gestione del risparmio. Pare, però, che adesso si sia orientati su una società per azioni, simile a quelle possedute o partecipate dal ministero del Tesoro. Ed è mettendo in vendita le quote di questa Spa che il governo punta a incassare subito i soldi dei privati. Ora, secondo i quotidiani nazionali l’idea è di non far entrare solo i grandi investitori, ma anche i piccoli risparmiatori. Anche perché significherebbe mantenere il controllo dei cittadini su beni pubblici.
Tutto giusto. Ma se l’obiettivo è raccogliere denaro, siamo sicuri che questa barra verrà tenuta così dritta, e che Monti frenerà gli appetiti dei big della finanza? Mah.
La ricaduta sui bagni. È un’impresa mai tentata prima e che significherebbe la rivoluzione del sistema turistico versiliese.
È difficile in questo momento capire se un progetto del genere potrebbe aggirare la tagliola della direttiva Bolkestein, e quindi evitare la messa all’asta delle concessioni demaniali così come richiesto dell’Unione Europea. Ma per i concessionari attuali, cambierebbe poco.
Già, perché la titolarità della concessione - oggi in mano ai balneari - passerebbe a questa Spa e ai soggetti che con i loro soldi ne acquistano le quote sul mercato. I balneari diventerebbero dei semplici gestori. Il timore degli imprenditori locali, insomma, è di veder replicato il modello Snai, che ha preso in mano il settore delle scommesse appaltando il servizio a chi è sul territorio. Tutta un’altra storia, rispetto all’azienda balneare come la conosciamo adesso.
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