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Versilia

Misericordia sotto accusa per la Festa della Birra

Misericordia sotto accusa per la Festa della Birra

Le associazioni contro l’abuso di alcol scrivono al presidente: incitare al bere è inopportuno per chi si occupa della nostra salute

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CAPEZZANO PIANORE. La Festa della Birra finisce nel mirino delle associazioni, versiliesi e non, che da anni si battono contro l’abuso di alcol. E sulla graticola non finisce un organizzatore qualunque ma addirittura un’associazione di volontariato, la Misericordia di Capezzano Pianore. Perché a detta di chi solleva il caso la contraddizione è evidente: «come fa questa associazione a conciliare il soccorso di persone vittime di incidenti provocati dall’abuso di alcol con feste che poi promuovono il consumo di alcolici?».

Parola di Bruno Vangelisti, presidente dell’Acat (associazione dei club alcologici territoriali) della Versilia che insieme al Comitato Non La Bevo, all’Arcat Toscana e al Car ( Centro Alcologico Regionale) ha deciso di scrivere al presidente della Misericordia di Capezzano Pianore.

«Come le nostre anche l’Associazione da lei presieduta - scrivono le associazioni - si occupa di salute della comunità con un impegno che non si discute, ma si deve solo apprezzare, vogliamo sottolineare l’inopportunità di organizzare, anche se per scopi condivisibili, una festa dove al centro ci sia una bevanda alcolica come la birra. Certamente non vogliamo passare per proibizionisti, in quanto si poteva organizzare una festa dove vengono consumate anche bevande alcoliche ma senza necessariamente che il messaggio (“festa della birra”) sia incentivare a bere una sostanza, che procura come tante altre sostanze alcoliche, danni alla salute di migliaia di persone, fino anche spesso ad essere causa di incidenti stradali mortali. Ci sono già molte feste e sagre anche in Versilia dove si esalta piuttosto il “gusto” della cucina o il piacere dello stare insieme e del divertirsi legato alla musica, al ballo, allo sport etc. Vogliamo sperare che al centro del nostro agire ci sia sempre e solo la salute dei cittadini, perché questo è lo spirito che anima chi come noi e voi si occupa di volontariato, e non vengano anteposte altre esigenze, di qualunque origine siano. Vogliamo quindi sperare che quanto accaduto sia dovuto principalmente ad una sottovalutazione del rischio, e magari in futuro vedere di trovare alternative più salutari a cui rivolgersi per recuperare un sostegno».

A questo si aggiunge la solidarietà e la vicinazna delle associazioni al giovane barista del Casomai Caffè di Lido che si è rifiutato di vendere alcolici ad un gruppo di minorenni ed è stato pestato a sangue nel suo bar.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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