Meno 50% negli incassi La Marina costretta a chiudere d’inverno
I locali chiedono al Comune l’autorizzazione a interrompere le attività fino a 6 mesi per risparmiare sulla Tia e la concessione del suolo pubblico
TORRE DEL LAGO. Chiudere per sopravvivere. Dopo una stagione che ha fatto segnare il meno 50% sul fronte delle presenze e degli incassi, l’unica possibilità per riuscire a restare a galla è tagliare sulle spese di gestione. Anche se significa abbassare la saracinesca a fine stagione e ritirala su a primavera costringendo a una lunga agonia invernale questo pezzo di città.
È quello che stanno pensando di fare buona parte dei ristoranti, dei bar e dei locali della Marina di Torre del Lago. Chiedere al Comune - c’è chi si è già informato - di sospendere la propria attività per riuscire e risparmiare sui costi vivi, a cominciare dalla tariffa sui rifiuti ma anche quelli per il suolo pubblico.
Una soluzione estrema, nel senso che è l’unica possibilità per chi fa impresa sulla Marina di riuscire a far tornare i conti di un’annata nera caratterizzata da locali chiusi per provvedimenti amministrativi, un crollo drammatico (e non solo per i locali) delle presenze, una pubblicità tutt’altro che positiva per una zona ormai ex capitale del divertimento serale in Versilia anche se c’è chi resiste e prova a difendersi.
«È una soluzione che abbiamo cominciato a valutare, io come altri proprietari di attività sulla Marina - spiega Regina Satariano, presidente del consorzio Friendly Versilia e tra le prime, insieme ad Alessio De Giorgi a credere nello sviluppo di questo pezzo di lungomare - a differenza di altri io ho sempre investito qui. E sono rimasta aperta anche nel periodo invernale per assicurare una presenza, offrire qualche cosa alla nostra clientela. Ho continuato a investire anche quando le cose hanno cominciato a non andare bene: non ho mai chiuso a Torre del Lago per aprire altrove. Eppure ci troviamo a valutare questa ipotesi. Abbiamo già chiesto al Suap (lo sportello unico per le attività produttive, ndr) del Comune di Viareggio come è possibile fare».
Rispetto ai regolamenti e alle norme legate anche al fatto che le attività sulla Marina sono in concessone, locali, ristoranti, bar e quant’altro hanno la possibilità di restare chiusi dai due ai sei mesi.
«È una valutazione che stiamo facendo un po’ tutti - aggiunge Alessio De Giorgi del Mama Mia - si tratta di una questione di sopravvivenza dopo una stagione davvero difficile per tutti». Ai problemi con l’amministrazione comunale, a cominciare dal divieto di ballo imposto a tutti i locali andato di apri passo con nuovi provvedimenti sanzionatori nei confronti di alcuni locali della Marina si è infatti aggiunta la crisi che ha colpito il bar come il ristorante. Con effetti sui posti di lavoro e i fatturati. «Non abbiamo potuto mettere da parte quei guadagni necessari ad affrontare la stagione invernale durante la quale, almeno nel fine settimana, riuscivamo a fare qualche cosa - continua Regina - e siamo costretti a cercare di far tornare i conti in maniera diversa».
«Per molti di noi - aggiunge Esmeralda Giampaoli rappresentante di Confesercenti oltre che imprenditrice della Marina - decidere di chiudere in inverno è semplicemente una scelta di buon senso fatta anche perché c’è chi di buon senso non ne ha avuto affatto e ha lavorato per distruggere l’economia sulla quale si basavano le attività della Marina. Che cosa dobbiamo fare se non viene più nessuno? Se gli incassi sono crollati? Dobbiamo fare i debiti? Almeno così cerchiamo di andare avanti».
A differenza, a quanto pare di altre attività del lungomare che invece i debiti ce l’hanno e che forse non riusciranno a sopravvivere dopo questa stagione. «Lo dico da tempo - aggiunge Giampaoli - non tutti riusciranno a superare questo difficile momento».
Intanto quello che si profila a settembre è un vero e proprio funerale della Marina. Già lo scorso anno le attività aperte nei fine settimana invernali erano poche. Adesso saranno ancora meno e il lungomare della frazione si trasformerà in quella “terra di nessuno” che già l’anno scorso non ha fatto altro che favorire piccoli furti e vandalismi.
Difficile capire da dove possano arrivare segnali di rilancio per questo pezzi di città dato che anche dello studio, commissionato dalla Regione alla società Nemo, per individuare provvedimenti da adottare equilibrando le esigenze del Parco con quelle dei locali non si è saputo più niente. O meglio lo studio ci sarebbe ma non in una versione definitiva tale da contribuire a trovare una soluzione per le imprese torrelaghesi .
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