Il Tirreno

Versilia

Un pittore fuggiasco che torna e illumina l’arte a Pietrasanta

di ADOLFO LIPPI
Un pittore fuggiasco che torna e illumina l’arte a Pietrasanta

A palazzo Panichi la mostra di Gian Marco Montesano che racconta in immagini il tramonto dell’Occidente

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P. ietrasanta è un mito. Mito come paesaggio, mito come personaggi che richiama. Tiri tardi la notte nei caffè e nelle osterie. Ti capita d’incontrare fotografi importantissimi come Aurelio Amendola (tutti i libri su Michelangelo), cantanti e volti tv come Pupo che a Strettoia ha una casa e gira Pietrasanta per collezionare quadri. L’evento, dopo Botero, è una mostra di Gian Marco Montesano. Montesano, come dice Giordano Bruno Guerri, è un traditore della pittura, perché fa il regista e dirige il teatro di Pescara. Ma ci vuole un uomo di teatro per scavare, interpretare, irridere con gentilezza e forte umorismo i miti del Novecento, da Hitler a Padre Pio, da Fausto Coppi a Stalin a Paperino. E Montesano resta quindi pittore asciutto e sentimentale, preso dall’emozione del cinema in bianco-nero (come ben scrive Enrico Mattei) , impregnato di politica, di ex politica, perché consumò da protagonista gli anni di fuoco, con Toni Negri e ,metti, Adriano Sofri, nei movimenti che tentarono, invano, di incendiare le Americhe e l’Europa, già strette nella morsa del consumo e delle infatuazioni denaristiche.
Montesano fa mostra di sé a Palazzo Panichi, sulla gran piazza dove torreggiano le sculture di Botero, un altro dei miti indigeni. Ma i quadri che già s’affacciano, luminosi e prorompenti sulle finestre del palazzo rinascimentale non interrogano la figura come corpo, come scoppio di ottimismo pasciuto (leggi Botero hidalgo sudamericano). Affrontano semmai le cose come le ha viste, nella storia, un uomo che se ne distacca, ne capisce gli inganni, la trama illusoria delle situazioni che non hanno saputo o potuto intaccare la sostanza della vita: sono stati (Hitler, Stalin, il fascismo, il comunismo) l’onda. Mai il mare.Ecco, ben venga, un’esposizione che produce commento e dibattito : Montesano di elenca tutti i miti di oggi (del Novecento), insegnando la loro fragilità, eroi precari , eroi stanchi e battuti, eroi passati mentre di eroi nuovi ne straparla, eccome, la piazza di Pietrasanta, e sono lo spread e sono le banche e sono le straripanti istituzioni finanziarie che immaginano, anch’esse, d’essere padrone del mondo. Ed invece passano, passeranno perché il mondo è ben altro : è amore è morte è natura è ambiente. Dice Montesano : “in Toscana, vedi Pietrasanta, avete ancora degli angoli dove si respira la nostra cultura, angoli rifugio, angoli dove riconosci nei volti che t’imbatti caratteristiche che si rassicurano. Io vivo, normalmente, a Parigi. Lì , dai metrò ai caffè, fai l’esperienza di culture diverse, c’è il quartiere proprio cinese, c’è il quartiere proprio africano, e l’Europa? Tutto ciò che la mondializzazione ha portato mi stanca, chissà dove andrò a vivere nella dimensione che mi è propria”.
E’ la confessione di un’ansia di fuga , l’ansia di una malinconia. Montesano non fu sempre così: scappò dall’Italia perché inseguito dagli inquirenti. Faceva parto del gruppo di Toni Negri, gruppo fulminante, rivoluzionari estremi estremi. Bene, egli s’inserì in una Parigi che era un bollore di “ismi” ma anche di critici feroci: filosofi come Guattari e Deleuze, scrittori come Philippe Sollers. C’era in essi, ai vertici del pensiero occidentale degli anni ‘80, una dose di Marx ma anche Nietzsche, cerano i credo del rivolgimento epocale ma anche una forte irrisione all’egemonia gramsciana. Vi è, in un fumato esplicativo su Montesano( fatto con moltissimi interventi; perfino un Lucio Dalla collezionista e maestro di vita), un duetto stupendo con un Toni Negri allegro, divertito, acuto e acidulo, che è, può essere, l’epigrafe di battaglie superate. Dove rimane il teatro. Ecco, Montesano ha superato la Storia , quella vera, quella maiuscola e coi quadri , cioè con l’arte, più che dissacrarla la rivisita mettendone in evidenza i segni fantasmatici, la stupefacente caduta degli immortali, teneramente presentati in pensione.
Nel pensionato delle idee, tutte, Stalin ed Hitler passeggiano come a Montecatini, come a Baden Baden; reggendosi nei bastoncini volteggiano leggeri fuori da ogni crimine commesso.
Dice Montesano: “Vedete? Ci facevano paura. Adesso che sono mai?” Accanto ai mostri vi sono, in un ampio affresco da “Tempo perduto” anche gli idoli della fede, della cultura, del mercato, del cinema, della moda, vi sono, nei quadri di Montesano, i giocolieri e le star hollywoodiane, i cerbiatti disneyani e le madonnine dei santini , tutto ciò che ha impresso, fin da bambini, se non la nostra coscienza, la fantasia.
La mostra di Gian Marco Montesano è annunciata da un vero giornale, che rammenta “La Pravda” (la Verità). Lo dirige Claudio Poleschi che assieme al pittore ne è stato ideatore e fabbricatore. Poleschi è fiero di queste esposizioni di Pietrasanta (ha curato anche Botero), lui che gira il globo ha un piede saldo a Lucca perché crede nella provincia.
Il giornale per Montesano raccoglie scritti importanti: di Marcello Venturoli, di Fabio Cavallucci, di Toni Negri, di Ovidio Bompressi, di Adriano Sofri, di Franco Solmi, di Philippe Sollers, di Jean Baudrillard, nientemeno. Se un tale giornale esistesse, con quei collaboratori, sarebbe una rivista sconvolgente come lo erano le riviste fiorentine di Montale, di Papini, di Soffici. Non a caso la diffondono a Pietrasanta, cittadina dove ai tavoli si chiacchiera e ancora si litiga sulla scultura, sulla pittura; e non soltanto di Monti o, ahimè, Berlusconi.
Tutto, è giusto, si ridiscute. Ciò che resta nelle notti pietrasantina è il senso eterno dell’esistenza che si perpetua e che supera, ha superato, le guerre, le pestilenze, le crisi economiche. L’esistenza cos’è? Montesano lo suggerisce: l’esistenza è anche un fiore, una grande rosa profumata e saettante, l’esistenza è il colore e la forma di un bambino che gioca al mare, nella calma, nella pace, nel caldo rovente sole estivo. Che importa se alle sue spalle vi sono uomini in divisa, gesti cattivi, orrori di banchieri perfidi ai disastri! Vincerà il bambino.

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