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Balneari contro Cgil per il sì alle aste «Sono una porcata»

Balneari contro Cgil per il sì alle aste «Sono una porcata»

Favilla replica alla Filcams: non siamo “stinchi di santo” ma con l’applicazione della Bolkenstein sarebbe peggio

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VIAREGGIO. La reazione dei balneari al sì alle aste da parte dai rappresentanti sindacali della Filcams Cgil non si è fatta attendere. Il fatto che per il sindacato, di fronte a lavoratori al nero e sottopagati nel mondo degli stabilimenti balneari, reputi giusto un giro di vite, aste comprese, sulla categoria non poteva non far arrabbiare i balneari e soprattutto chi, come uno dei promotori del Comitato contro le aste, Emiliano Favilla, il sindacalista lo ha fatto per anni. Quello stesso Favilla che di certo non considera i balneari “stinchi di santo” ma dice a chiare lettere che con l’applicazione della Bolkenstein aumenterebbe il rischio di abusi nei confronti dei lavoratori.

«Massimiliano Bindocci della Filcams “scopre l'acqua calda” - tuona Favilla - cioè che nelle imprese del commercio, dei servizi e turismo, stabilimenti balneari compresi, vi possa essere lavoro nero, sottopagato, e così via. E lo fa, facendo intendere, addirittura, che con le aste della Bolkestein, su cui lui è d’accordo (immagino per ignoranza dato che con la Bolkestein non arrivano certo le spiagge libere), la situazione potrebbe migliorare. Come potrebbe migliorare, sempre secondo Bindocci, anche dal punto di vista ambientale . Bindocci, quindi, approfitta della difficoltà che del settore balneare per mettere in luce alcune problematiche che esistono in tutto l'universo del mondo del lavoro. Soprattutto esistono, guarda caso, quando il sindacato risulta incapace di sostenere i diritti dei lavoratori e magari pretenderebbe che fossero gli imprenditori a sostituirsi al sindacato». Favilla non risparmia critiche a rappresentanti dei lavoratori e racconta della sua esperienza come bagnino e sindacalista. «Ho iniziato a fare l'aiuto bagnino al "Lidino" nel lontano 1959, avevo 14 anni ero già un attivista sindacale ed insieme a Saverio Barbato, segretario dell'allora Filcams-Cgil, abbiamo portato avanti battaglie epocali per migliorare la situazione contrattuale dei bagnini e bagnine fino ad arrivare al mitico contratto integrativo provinciale del 1975 (unico in Italia). I bagnini di allora tra i quali anche Riccardo Antonini ricordano bene quelle battaglie e quelle conquiste. Certo non si aspettava che fossero le controparti a regalarci tali conquiste».

«I balneari - continua Favilla - non saranno “stinchi di santo”. Sono imprenditori con pregi e difetti come tanti altri, che in questo contesto portano avanti una battaglia contro la Bolkestein che è una vera porcata sia per i balneari sia per i lavoratori. Basta ricordare che la stessa direttiva Bolkestein prevede una concorrenza spietata tra lavoratori, dato che una ditta di un altro paese può operare da noi con dipendenti pagati con i contratti del paese di provenienza con normative e retribuzioni da fame. Invece di alimentare polemiche fuorvianti sarebbe meglio, che almeno su quella Direttiva e, soprattutto nel modo in cui il governo italiano la vorrebbe applicare, si facesse una riflessione comune, lasciando ad imprese e sindacati, piena autonomia sulle materie contrattuali. Sicuramente ci sarebbero vantaggi per tutti».

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