Il Tirreno

Versilia

Spiagge in sciopero la Versilia si spacca Bufera sui “crumiri”

di Matteo Tuccini

Ombrelloni chiusi in blocco nei bagni di Viareggio e Marina Forte non aderisce, Lido lo fa al 50%: scatta la resa dei conti

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VIAREGGIO. La Versilia si spacca sullo sciopero delle spiagge. L’ordine di scuderia tra i bagni era di tenere chiusi gli ombrelloni fino alle 11, per protestare contro la messa all’asta delle concessioni demaniali. Ma le avvisaglie, anticipate dal Tirreno di ieri, di un fronte incrinato si sono rivelate esatte.

Viareggio e Marina hanno aderito in blocco o quasi; Forte - come già annunciato - si è tirata fuori in maniera altrettanto compatta. Il vero caso, però, scoppia a Lido: qui i bagni si dividono quasi al 50% tra scioperanti e “crumiri”, scatenando una bufera interna. E una sorta di messa all’indice da parte di tutti gli altri balneari. «È incredibile quello che è successo - afferma Piergiorgio Sbrana del bagno Imperiale, tra i lidesi che hanno aderito all’iniziativa - forse chi non ha scioperato era in autostrada a bloccare il traffico... Ora, però, serve una resa dei conti».

Lo spartiacque. Paradossalmente, proprio per questo motivo l’esito dello sciopero potrebbe essere importante per i balneari. Era stato definito lo spartiacque tra chi ha voglia di andare fino in fondo nella lotta anti-aste e chi non ne ha intenzione. A microfoni spenti, i commenti sui lidesi che hanno saltato l’appuntamento sono acidi: si parla apertamente di boicottaggio. Critiche a loro e a Forte arrivano da tutte le parti. Così Emiliano Favilla, tra l’altro balneare lidese col suo Venusta: «È un vero peccato che questa zona si mostri così poco unita, facendo una vera figuraccia rispetto al resto della Versilia». Vincenzo Lardinelli (bagno Balena, leader della Fiba): «Paradossale che proprio Forte che rischia di più si tiri indietro. Lido? Mi sembra che la strategia di risolvere la questione da soli non sia apprezzata».

L’appoggio dei clienti. C’è un aspetto che va sottolineato. I balneari, con un po’ di sorpresa, hanno incassato ovunque la solidarietà dei clienti: «Bravi, fate bene a lottare», era la frase più diffusa. La paura di creare disagi alla clientela, usata come motivazione per tante perplessità e per gli inviti - sottobanco - a non scioperare si è rivelata una bufala. In realtà i turisti si mostrano consapevoli di quanto sta accadendo, e cioè della possibilità che il proprio balneare di fiducia perda lo stabilimento con il via alle gare pubbliche nel 2016. Sono consapevoli anche quando, caso raro, si dicono apertamente favorevoli alle aste delle spiagge. La maggior parte di coloro che frequentano la Versilia, ieri, ha mostrato comprensione e disponibilità a rinunciare a qualche ora di sole. Anche perché i bagni hanno offerto colazioni e aperitivi, per ridurre il disagio. C’è persino chi, al bagno Bengasi in Passeggiata a Viareggio, se la prende con il vicino che apre l'ombrellone: «Non sai che c’è lo sciopero?». Insomma, si temevano proteste e richieste di riavere i soldi indietro: nulla di tutto ciò. Viareggio unita. Paradossalmente, però, i casi Forte e Lido sono solo una macchia su una giornata che dice molto. Viareggio si mostra, come mai era successo fino ad ora, unita nella lotta anti-Bolkestein. I balneari che più scontano divisioni e veleni continui, hanno fatto fronte comune a dispetto di tante ripicche (quasi tutte di origine personale). Contento Graziano Giannessi (Nettuno), altrettanto Roberto Bertolucci (Ernesta) e Carlo Monti (Vespucci): «In Darsena e in Passeggiata - è il coro - l’adesione è stata massima». E poi c’è Marina: le bandiere a lutto a due passi dal pontile di Tonfano sono state una delle immagini simbolo della protesta, che si è dipanata in tutta Italia con discreto successo. Ecco perché i sindacati - che comunque hanno anche il quadro nazionale - sono soddisfatti per l’esito della giornata. «E la battaglia - avvertono - non finisce qui».

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