«Il muro lungo la ferrovia poteva evitare la strage di Viareggio»
La perizia dei consulenti tecnici della Procura di Lucca, insieme a video inediti sulla notte maledetta e sui soccorsi, sono contenuti negli atti dell’indagine
Le barriere antirumore che gli abitanti di via Ponchielli chiedevano dal 2001 avrebbero contenuto la nube di gas e anche l'incendio. Parole agghiaccianti quelle nero su bianco per mano dei consulenti tecnici del quali si avvalsa la Procura di Lucca, guidata da Aldo Cicala, nell'indagare su quello che il Tirreno denunciò subito dopo la maledetta notte della strage, il 29 giugno 2009: i residenti da otto anni chiedevano un muro tra strada e binari. Ora, nei voluminosi atti che la Procura ha messo insieme insieme in formato digitale e facilmente consultabili grazie all'abilità informatica degli agenti della Polfer che vi hanno lavorato, la tragica certezza: le immagine che mostriamo, tratte dal materiale video agli atti avremmo potuto non vederle mai. Filmati senz’altro duri, anche sconvolgenti in alcune parti e che, tuttavia, conservano - anche a tre anni di distanza da quella notte - un grande valore di testimonianza di un evento che ha cambiato le coscienze di una città.
VIDEO Il salvataggio di Leonardo - L'alba sui binari - Le immagini dall'elicottero - La notte in via Ponchielli - La reazione nella sede della Croce Verde
Nelle 90mila pagine del lavoro della Procura (l'udienza preliminare è fissata per ottobre) che ha confermato tra gli indagati gli amministratori delegati di Fs, Rfi e Trenitalia con l'avviso di conclusione indagini del 28 giugno scorso, anche le 166 pagine di relazione tecnica che mettono la parola definitiva sulla tesi dell'accusa: a squarciare la cisterna carica di Gpl quella maledetta notte del 29 giugno 2009 è stato un picchetto di regolazione delle curve. Così scrive l'ispettore superiore Angelo Laurino della Polfer di Milano: "Secondo i consulenti del Gip il carro, dopo il presunto urto con la zampa di lepre ha ruotato di circa 5-7 gradi spostandosi con la coda verso monte" fino ad assestarsi nella posizione che le foto di quella maledetta notte hanno mostrato a tutto il mondo. Ma "se questo fosse vero si sarebbero dovuti riscontrare danni sia all'interno del binario sia sulla rotaia. Il binario è invece risultato integro e questo fa cadere l'ipotesi che la lesione (sulla cisterna, ndr) sia stata determinata con l'urto con la zampa di lepre".
Un lavoro, minuzioso, dettagliato al millimetro che porta la firma dell'ispettore superiore Angelo Laurino della Polfer di Milano. Un lavoro a ritroso, ricco di foto, fatto passo dopo passo insieme al perito della Procura professor Paolo Toni, dal momento in cui è terminato l'incidente probatorio nel novembre 2011. La voce dell'accusa per le le Ferrovie, come da capi di imputazione: qeui picchetti sui binari sono ostacoli, hanno "spigoli vivi idonei al taglio del mantello delle ferro cisterne" e Rete ferroviaria italiana nell'impegnare i fondi a disposizione "si è ispirata a finalità solo commerciali, come quelle relative al miglioramento del comfort di viaggio ed alla riduzione dei costi e non alla necessità di eliminare un elemento in sé pericoloso, per migliorare la sicurezza del traffico di merci pericolose".
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