Il Tirreno

Versilia

Un’inchiesta senza prove: così si smonta il caso Mallegni

di Corrado Benzio
Un’inchiesta senza prove: così si smonta il caso Mallegni

Ma per il Tribunale sono confermate le angherie sui vigili Da condannare anche la gita gratis del sindaco a Venezia

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PIETRASANTA. C’era un conflitto d’interessi nel Comune di Pietrasanta. Il motivo «era la presenza di un Sindaco, la cui famiglia ed imprenditori a questa vicini e/o con essa in società, più o meno manifesta, gestiva rilevanti interessi economico-imprenditoriali nel settore alberghiero e dell’edilizia sul terriorio di Pietrasanta».

Questo si legge a pagina 6 delle motivazioni della sentenza per il cosiddetto processo Mallegni, conclusosi il 3 aprile scorso a Lucca con un raffica di assoluzioni.

L’estensore, il giudice Stefano Billet, conferma questo scenario affaristico, ma andando a vedere caso per caso gli episodi emersi nel corso dell’indagine dell’allora pm Domenico Manzione , le prove portate a carico degli imputati non sono mai state sufficienti a dare rilievo penali ad un’opera che oggi ci si può limitare a chiamare di lobbing.

L’inchiesta su Massimo Mallegni (sindaco protempore dal 2000 al 2010) Alfredo Benedetti (assessore all’epoca), il comandante dei vigili Roberto Buratti e c. verteva su quei due filoni. Uno sugli episodi di presunta corruzione nell’edilizia, con le vicende di via Ficalucci, il comparto 51 a Marina, le aree per le case popolari erano un filone.

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L’altro riguardava il caso dei vigili urbani sottoposti a pressioni e angherie dopo che il sindaco aveva rimosso l’allora comandante dei vigili Antonella Manzione (sorelle del pm che insieme al Procuratore capo di Lucca ha svolto le indagini).

Come è noto per le anghiere sui vigili sono stati condannati sia il sindaco Mallegni che il comandante Buratti, successore della Manzione.

Per la corte quando denunciato dai vigili spostati, appiediati, chiusi in ufficio era tutto vero. Anche alcune contraddizioni rilevate dalla difesa nel corso degli interrogatori, non inficiano l’impianto accusatorio messo su dal pm Manzione.

Come si legge nella sentenza: «Non è dunque mai consentito, salvo a voler incorrere in ipotesi di abuso d’ufficio penalmente sanzionate, l’uso distorto dei propri poteri per colpire la critica, per colpire chi non plaude, chi non condivide, chi protesta, cercando di contrabbandare tale azione in una astratta prospettiva di efficientismo. E poco importa – aggiunge il giudice – se ad ispirare ed appoggiare gli oppositori fosse stata la rimossa dottoressa Manzione..., posto che quello che conta sono le risultanze oggettive del processo, alla luce delle quali le forme di reazione attuate dal sindaco e dal suo Comandante appaiono sicuramente illecite ed abusive, frutto di un malinteso senso di esercizio del potere».

Il giudice poi scrive un brutto ritratto dell’allora comandante: «ed invero il Buratti, pur venendo rappresentato come uomo mite, non dotato di particolare forza per opporsi al sindaco, ed essendo a questi legato profondamente da riconoscenza per la nomina ricevuta, risulta comunque avere sempre consapevolmente attuato i «programmi» concordati col sindaco, ben comprendendone la natura illecita, e cercando, solo quale facile alibi morale, di ascriverne ad altri le decisioni adottate quasi scusandosene con gli ex colleghi».

VIA FICALUCCI & C. Per le famose villette di via Ficalucci a Marina, il Tribunale non ravvisa niente di penalmente rilevante da parte di chi le costruì.

Lo stesso accade per il comparto 51, dove viene modificato il profilo del comparto per poi venderlo a società milanese.

Parte del comparto edificatorio apparteneva alla società Futura srl, riconducibile di fatto a Mario Mallegni, a Franco Fantechi, a Marco Fantechi e a a Giuseppe Coluccini. Quelli che passeranno alla storia come i Furbetti della Marina.

Per Manzione l’ambaradan amministrativo intorno al comparto, comprese le riunioni che si ripetevano in Comune con Mallegni sindaco e Mallegni padre, erano reati. Tanto da meritare l’accusa di associazione a delinquere.

Tanti fatti, compresa una strada privata diventata comunale per ridurre le superfici del comparto, per la giuria del Tribunale on hanno alcun rilievo penale.

Qui era il cuore dell’inchiesta della Procura di Lucca, ed è qui che più di una volta si leggono forti critiche da parte dei giudici nel confronti dell’inchiesta e quindi nella fattispcecie nell’operato del dottor Manzione.

In molte pagine si sottolinea che come prova viene portata la mera intercettazione telefonica o ambientale. Che poteva essere al massimo lo spunto per aprire un’indagine, ma che talvolta queste frasi dette al telefono si offrono a svariate interpretazioni.

BALDINI - Come la famosa vicenda delle case da costruire a Focette all’angolo fra Aurelia e via Astoria. Qui entra in azone Giuliano Baldini, notissimo industriale lucchese, amico di vecchia data di Alfredo Benedetti.

Baldini e Mallegni sono stati condannati per corruzione impropria per il viaggio che insieme alle rispettive signore fanno a Venezia. Un viaggio ormai storico con Mallegni che parte con lo smoking e dorme al Danieli. Non a spese di Baldini , ma del Casinò di Venezia. Come è, noto i forti giocatori (leggesi perditori) vengono ospitati gratis in tutti i casino del mondo, da Montecarlo a Sanrem,o. Così per lo stessoBaldini. Per cui il conto da 1790 euro per il soggiorno al Danieli Excelsior sulla riva degli Schiavoni viene pagato dal Casinò. Mallegni, qui siamo nella più pura commedia all’italiana, paga la colazione al Florian, celebre caffè in piazza San Marco. Famoso anche per i prezzi non popolari.

Qui scattata la corruzione impropria, anche perchè lo stesso Mallegni, sostiene il giudice, ammette che il rapporto con Baldini non nasce da una sorta di amicizia stante anche la forte differenza di età fra i due.

E che quindi il viaggio gratis a Venezia per il Carnevalw (sento già l’odore del canale, scherza Mallegni al telefono)

E qui c’è la famosa frase di Baldini: «Il più grande regaloquando si parte, se è tutto approvato».

Il valore della gita non consente al Tribunale di considerare il dono di Baldini a Mallegni come una sorta di ragalia d’uso. Ma nella «retribuzione non dovuta per il compimento di atti d’uficio» di cui all’articolo 318 del codice penale.

In questa vicenda va assolto Alfrfedo Bendetti, al tempo asesore ai lavori pubblici. Le famose cene con Baldini, anzi il tribunale le descrive famigerate, confermerebbero un vecchio rapporto di amicizia fra l’imprenditore e l’assessore che ufficialmente di mestiere fra l’agente immobiliare.

Anche i documenti trovati su un prestito che Baldini fece a Benedetti non vengono neppure citati nelle motivazioni della sentenza. Quindi Benedetti dalle vicende Baldini esce fuori pulito. E non trova grande considerazione nella sentenza, ma è comunque citata la compagna di Baldini che in Tribunale afferma di avere visto l’imprenditore preparava valigette coi soldi.

Niente reati neppure per il caso della triangolazione fra la Lotti costruzioni e il campo sportivo Pedonese.Idem per la vicenda del campo sportivo di Regnalla e delle fognature di via Paesiello.

Assolto Mallegni anche per le vicende delle consulenze. Anche quelle affidate dal Comune di Pietrasanta alla compagna poi diventata moglie, la signora Paola Marucci, sono risultate assolutamente legittime. Da questo punto di vista anche la Corte dei Conti che aveva indagato il profilo e l’eventuale danno contabile, non ha rilevato alcun illecito nella condotta dell’amministrazione comunale di Pietrasanta.

Alla fine la sentenza del tribunale smonta anche l’ipotesi di associazione a delinquere fra Mallegni, il padre ed il resto della Marina. Alla fine di anni di processo sono solo 3 i codannati: Mallegni , Buratti e l’imprenditore Baldini.

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