Italia
Muore al Versilia, 400mila euro ai figli
Asl condannata, ma l’assicurazione fallisce. E la famiglia chiede il pignoramento dei negozi dell’ospedale. Poi l’accordo
VIAREGGIO. L’anziano, malato di tumore all’intestino, viene sottoposto a un intervento chirurgico all’ospedale Versilia per la rimozione del carcinoma. Ma poco tempo dopo l’operazione, a 75 anni, muore. E la famiglia - ritenendo che sia colpa dei medici - fa causa all’Asl, chiedendo un maxirisarcimento di poco inferiore al milione di euro.
Il tribunale di Viareggio dà loro ragione, anche se non completamente, condannando l’Asl a pagare 440mila euro di danni. Ma nel frattempo la compagnia assicurativa Faro, che copre l’azienda sanitaria versiliese (e non solo) per queste vicende, finisce gambe all’aria. E quei soldi alla famiglia non arrivano. Così loro fanno scattare il pignoramento dei negozi presenti in ospedale, compresa la filiale della Cassa di risparmio di Firenze. E a quel punto l’Asl - per evitare guai - propone un accordo: vi diamo 400mila euro.
Che - secondo l’ufficio legale - dovrebbe porre fine a un contenzioso lungo ormai 5 anni.
La vicenda. Il caso scoppia nel settembre del 2003, quando l’anziano - appartenente a una famiglia versiliese - spira dopo l’operazione chirurgica all’ospedale di Lido. Secondo i parenti, i medici sono responsabili del decesso: a parer loro, infatti, ci sono state «un’errata effettuazione di un intervento chirurgico, un’errata e ritardata diagnosi da parte dei sanitari e un’infezione contratta durante il ricovero». E nel 2007 arriva la citazione che manda gli avvocati delle due parti in tribunale: la causa è civile, quindi si parla solo di una richiesta danni. Che però è elevatissima: la famiglia vuole 900mila euro.
Il tribunale di Viareggio accoglie la loro richiesta nell’aprile del 2011. Quando il giudice Luca Lamberti individua una responsabilità dell’Asl pari al 50%, e di conseguenza condanna l’azienda sanitaria a pagare 440mila euro di danni.
Il fallimento della Faro. A quel punto l’Asl, come da prassi, si rivolge alla sua compagnia assicurativa, la Faro. Ma in quei mesi la compagnia viene messa in liquidazione coatta amministrativa dal ministero dello Sviluppo economico. Perciò l’Asl, nonostante vari richiami, non ottiene risposta.
A quel punto l’azienda, e per suo tramite l’avvocato Luca Tarabella che segue la pratica, decide di proporre una transazione. Che però viene rifiutata dai parenti dell’anziano. Così si decide di andare in appello.
Il pignoramento. La famiglia, però, prosegue la propria battaglia. Nell’aprile scorso notifica l’atto di precetto per avere i 440mila euro. E dopo che l’Asl chiede di sospendere l’esecutività del pagamento, a inizio maggio arriva la richiesta di pignoramento delle attività commerciali presenti nell’ospedale. Compresa, addirittura, la filiale della Cassa di risparmio di Firenze (pignorata come tesoriere dell’Asl). In termini tecnici, si definisce “pignoramento presso terzi”. qualcosa che va a colpire soggetti estranei, di fatto, alla vicenda ma che hanno debiti con una delle parti coinvolte.
A quel punto i legali dell’azienda sanitaria decidono che è il caso di porre fine al contenzioso. Che rischia, se prolungato, di procurare guai seri non solo all’Asl, ma anche ai negozi che - ovviamente - non c’entrano nulla con la vicenda.
Da qui la decisione di proporre un accordo, tramite contratto di transazione, che porti ai familiari 400mila euro per chiudere definitivamente la contesa. Gli avvocati dell’Asl, come conseguenza della firma, rinunceranno all’ appello.
L’assalto alla diligenza. La vicenda pone ancora una volta l’accento sulle cause intentate dagli utenti all’ospedale per casi di malasanità veri o presunti. E che secondo Gian Antonio Stella del Corriere della Sera rischiano di diventare il nuovo malcostume italiano. Portando i medici a praticare quella cosiddetta “medicina difensiva” per timore di essere portati in tribunale.
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