Il presidio
Vivere in auto a 60 anni Con la paura dei ladri
La coppia non si è più ripresa dopo il naufragio del peschereccio di famiglia «Abbiamo i soldi per pagare un affitto, non possiamo dormire in pineta»
VIAREGGIO. Come ultima ancora di salvezza una coppia, marito, 68 anni e moglie 63 ann,i che da dieci giorni dormono in auto si sono rivolti al nostro giornale per cercare di avere un aiuto.
«Insieme a mio marito Battista Ingargiola ci siamo ritrovati in mezzo a una strada, o meglio in pineta – dice Emma Poletti – entrambi siamo invalidi abbiamo una pensione di 580 euro al mese e quello che cerchiamo pagando, è di trovare almeno una stanza con i servizi per poter vivere. Non abbiamo pretese e non vogliamo certo un ricovero gratuito abbiamo paura a dormire in auto in pineta”.
Da quando vi siete trovati in difficoltà?
«L’ultimo dell’anno del 2008 il peschereccio di mio marito si incagliò subendo dei danni, siamo ancora in attesa di riscuotere circa 85mila euro per quanto accaduto, con il passare del tempo però le cose sono peggiorate sempre più»
La signora ci è venuta a trovare in redazione e proseguendo nel raccontare la sua storia ha dei momenti in cui non riesce a trattenere la commozione.
«Abitavamo insieme a mio marito in una casa in via del Lecci che abbiamo lasciato per andare a vivere con mia figlia a Torre del Lago. Sono sopraggiunti però alcuni problemi che ci hanno costretti ad andare via, e così adesso siamo costretti a dormire all’interno di una vecchia Twingo del 96 in pineta. Delle sere stiamo nella zona della piscina, altre alla rotonda a Torre del Lago, ma abbiamo paura, perché quando ti trovi degli stranieri che girano intorno all’auto e qualcuno di questi si appoggia con la faccia al finestrino la sera non ti permette di riposare».
Emma Poletti si è rivolta ndi al Comune per chiedere un sostegno?
«Ho parlato in pratica con tutti coloro che ho incontrato illustrando la nostra situazione, ma non abbiamo avuto nessuna risposta, dopo avere lavorato trent’anni mi ritrovo a dover elemosinare un posto dove dormire. Non ce la facciamo più e ci sono momento in cui penso che forse sarebbe meglio farla finita. Prendere un coltello e fare un gesto estremo in modo che allora forse finendo sui giornali qualcuno si accorge di come due invalidi sono costretti a vivere, se questa parola può essere accostata alla realtà. Solo io e mio marito dobbiamo trovare la forza per andare avanti, sempre che ci riusciremo ancora, perché questa non è vita. Mi sono rivolta anche a Don Luigi per metterlo al corrente della nostra amara realtà. Ho chiesto aiuto anche ad Andrea Palestini, un darsenotto, vicino al mondo dei pescatori, come mio marito. Siamo disperati, perché vediamo davanti a noi tutto nero».
C’è però chi una mano in qualche modo la sta dando. «Ringrazio di cuore la Cinzia del Bar Sportivo di fronte allo stadio, per la sua generosità, dove la mattina facciamo colazione, in questo modo ci permette di rifocillarci per la giornata. Non sappiamo però fino a quando possiamo continuare i in questo modo. Non ce la facciamo più, né fisicamente, né mentalmente. Non è facile dopo che due persone hanno lavorato una vita ritrovarsi a dover vivere a bordo di un’auto ed anche in condizioni fisiche precarie.
«Viene davvero la voglia di dire basta e farla finita. Ripeto, chiediamo solo una stanza con servizi, pagando, non la vogliamo gratuitamente, per avere la possibilità di non continuare a stare in pineta che non è nemmeno sicura. Non voglio fare un discorso che potrebbe essere interpretato in modo sbagliato, ma il Comune come aiuta gli stranieri, perché non lo fa’ anche con i suoi cittadini? ».
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