Il Tirreno

Versilia

Preso in Versilia uomo del clan Belforte

di Claudio Vecoli
Preso in Versilia uomo del clan Belforte

Dopo l’assassinio del figlio ventunenne, si era trasferito con la famiglia a Viareggio. Era specializzato in estorsioni e incendi

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VIAREGGIO. Da quando - nel corso dell'ultima, sanguinosa guerra di camorra - gli avevano barbaramente ammazzato il figlio ventunenne, aveva lasciato Marcianise. Dapprima, con la moglie e i tre figli, si era trasferito nella fredda Brunico, in Alto Adige, dove lavorava come dipendente in una ditta specializzata in appalti stradali. Poi, dopo qualche tempo, aveva deciso di spostarsi a Viareggio, a latitudini e temperature più familiari. E qui aveva aperto una sua ditta edile. Ma ieri mattina per Francesco Salzano, cinquantotto anni, affiliato al clan dei Belforte, sono scattate le manette ai polsi. A lui come ad altre 43 persone, che sono state raggiunte da una ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dalla Procura di Caserta con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso al termine di una lunga inchiesta portata avanti dalla Dda di Napoli.

Quando ieri mattina gli uomini della squadra mobile di Lucca e del commissariato di Viareggio sono andati a prelevarlo nella sua abitazione al quartiere Marco Polo, però, Francesco Salzano non era in casa. Aveva dormito da alcuni amici, a Lido di Camaiore, e gli agenti lo hanno trovato in un bar mentre stava facendo colazione. Quando ha visto i poliziotti ed ha capito che erano venuto a prelevarlo, non ha opposto alcuna resistenza. Ma ha detto: . Poi l'uomo è stato accompagnato in Questura a Lucca dove è stato fotosegnalato e successivamente trasferito nel carcere di San Giorgio a Lucca dove è adesso a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Secondo quanto contenuto nell'ordinanza di custodia cautelare, Francesco Salzano era specializzato nelle attività estorsive e in particolar modo negli incendi alle attività taglieggiate e nelle "pressioni" da fare, con tanto di pistole spianate, agli imprenditori riottosi a pagare il pizzo. Pur non essendo un personaggio di primissimo piano del clan Belforte, per gli investigatori era dunque una importante pedina operativa. E l'uccisione del figlio da parte di uno dei clan rivali lascia intendere che fosse considerato un elemento importante nell’organigramma della cosca da ridurre a più miti consigli.

La polizia sta adesso cercando di capire se da quando era arrivato a Viareggio aveva cercato di esportare anche in Versilia certi metodi praticati in Campania. Di certo, però, non aveva interrotto i suoi "rapporti pericolosi" con Marcianise. E con i referenti del clan. Tanto che per lui è scattato anche il sequestro di alcuni beni mobili e immobili da parte dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle: a Viareggio i sigilli sono scattati per la macchina di proprietà, mentre altri beni immobili sarebbero stati posti sotto sequestro nel Casertano.

Come detto, l’arresto in Versilia di Francesco Salzano è solo una appendice di una vasta inchiesta che ha portato complessivamente all’arresto di 44 persone e al sequestro di beni per oltre dieci milioni di valore, assestando un colpo durissimo ad una delle cosche più potenti di Marcianise e del suo comprensorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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