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Un appello a più voci: tutti in consiglio martedì sera
VIAREGGIO. L’appello-proposta è di quelli che “corrono” sul web: partecipare tutti al consiglio comunale di martedì. Quello nel quale si discute e si vota la mozione di sfiducia al sindaco Lunardini....
VIAREGGIO. L’appello-proposta è di quelli che “corrono” sul web: partecipare tutti al consiglio comunale di martedì. Quello nel quale si discute e si vota la mozione di sfiducia al sindaco Lunardini. Con esito scontato: 15 sì, 14 no ed un paio di consiglieri che si astengono o neppure si presentano.
Insomma, l’unico colpo di scena potrebbe essere davvero al partecipazione della città. A lanciare l’idea è stato Massimiliano Baldini: dalla politica dei partiti, lui che di Forza Italia è stato segretario, a mettere insieme quel Movimento cittadini che del dialogo con tutti ha fatto la propria forza. A raccogliere subito la sfida è stata Elena Tozzi, insegnate e militante del Pd come quasi non ce ne sono più: «Guardare bene in faccia - scrive Tozzi - che non voterà la sfiducia e soprattutto ascoltare la motivazione che verrà data. È importante far sentire il fiato sul collo a queste persone che ancora giocano con i nostri soldi ed il nostro futuro. Per una volta lasciate la poltrona di casa vostra e venite a sedere sulle sedie del pubblico, fate sentire il vostro disappunto, il vostro sconcerto direttamente e non solo sui blog».
Tra chi ha subito aderito c’è Federico Guidi (Federazione della sinistra) e storico esponente della sinistra viareggina: «L’appello è giusto e non mancherò«. Seguito a ruota da Enrico Santambrogio (grillini): «Andiamoci anche noi con le scope o le ramazze o anche solo con uno spolverino tanto per fargli capire che è l’ora di fare piazza pulita e di lasciare il campo libero.
Un invito alla partecipazione declinato a più voci, dunque. Come in una sempreverde canzone-poesia di Giorgio Gaber: “C'è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l'unica salvezza, c'è solo la voglia e il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e nella piazza, perché il giudizio universale non passa per le case”. (d.f.)
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