Morti all’Asl, aperta un’altra inchiesta
La Procura disporrà indagini sul decesso di Maida Signorini, 54 anni. Ed intanto arrivano nuove segnalazioni
VIAREGGIO. C’è un fascicolo aperto dalla Procura di Lucca (diretta da Aldo Cicala) anche sulla morte di Maida Signorini, deceduta all’ospedale Versilia il 14 marzo scorso dopo essere stata sottoposta all’intervento chirurgico in seguito alla perforazione dell’intestino a causa di un diverticolo. In seguito al sopraggiungere di un’infezione la donna, 54 anni, era stata ricoverata nel reparto di rianimazione dove era morta quattro giorni dopo. Un medico dello stesso reparto - come ricorda l’esposto presentato dall’avvocato Gabriele Dalle Luche - aveva poi indicato che venisse disposta la ricognizione diagnostica per valutare le cause del decesso.
Le indagini sono appena all’inizio e si attendono gli atti che la Procura vorrà disporre sul caso che - a detta della stessa Azienda sanitaria - non ha impegnato la suturatrice meccanica nell’applicare i punti interni alla paziente. Un problema, quello della suturatrice, che secondo le ultimissime dichiarazioni della Asl, non sussisterebbe neppure nel caso dell’intervento chirurgico eseguito su Marcello Manfredi, 77 anni, deceduto 14 giorni dopo l’intervento per l’asportazione di un tumore all’intestino. Un morte che ha dato il via all’inchiesta aperta dalla Procura e condotta dal pm Antonio Mariotti.
E non solo. Perché numerose altre segnalazioni sono arrivate in merito a vicende analoghe Agli avvocati, primo fra tutti Antonio Iascone, legale della famiglia di Marcello Manfredi, che spiega: «Sto raccogliendo una serie di situazioni analoghe a quella che ha portato alla perdita subita dai miei clienti. Tra l’altro, in occasione dell’autopsia, ho avuto modo di parlare con il professor Corcione, perito indicato dalla “Johnson&Johnson”, il quale ha chiaramente spiegato che se la suturatrice non funziona il chirurgo se ne accorge subito...».
Chissà se è andata così anche nel caso che l’interessato ha voluto raccontare ieri al “Tirreno”. Al momento non c’è un’azione legale specifica avviata sul fronte della sanità, ma il paziente sopravvissuto fa sapere che sta valutando.
La storia. Primi di giugno dello scorso anno e brutto incidente stradale nel quale resta coinvolto un motociclista. All’ospedale Versilia l’uomo viene sottoposto all’asportazione delle milza: «Tempo due giorni - prosegue la testimonianza (resa al “Tirreno” con nome e cognome) - e mi sono ritrovato a Carrara dove mi hanno mandato dall’ospedale Versilia perché avevo una brutta emorragia». La cartella clinica dei medici carrarini racconta di un paziente da sottoporre ad “angiografia per sanguinamento dei drenaggi chirurgici...”: «Ma i medici - prosegue il racconto - a mia moglie hanno detto chiaro e tondo che era saltata una graffetta di quelle che chiudevano un’arteria. Questo è quello che mia moglie ha ascoltato dalla viva voce del chirurgo che mi ha operato. Direi che io sono uno di quelli che può raccontare la propria vicenda direttamente. Per molti altri, invece, mi pare di capire è andata diversamente».
Gli altri casi. All’onorevole Lucio Barani, membro della commissione parlamentare sugli errori e gli sprechi in sanità l’Azienda sanitaria diretta da Giancarlo Sassoli ha consegnato le carte relative ai 45 casi di pazienti deceduti tra fine 2010 e 2011. Una casistica che costituisce, ha spiegato Sassoli, uno 0,58% di mortalità inferiore alla media nazionale dell’1%. Dati che non possono confortare, per stessa ammissione del direttore generale, chi ha perso i propri cari. Ed oggi chiede di sapere perché.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
