Il Tirreno

Versilia

Commercio in lutto La città piange Sauro Del Dotto

di Matteo Tuccini
Commercio in lutto La città piange Sauro Del Dotto

Aveva 73 anni, un tumore lo minava ormai da tempo Ex legionario, scrittore per passione. E una vita in Ascom

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VIAREGGIO. Ha lavorato fino all’ultimo: lui c’era alla riunione del 28 marzo scorso della “sua” Confcommercio, di cui è stato portabandiera storico in città. E non si risparmiava mai, quando lo interpellavi su ogni argomento o polemica sul commercio. Gentile, del resto, lo è sempre stato Sauro Del Dotto. Nonostante un passato “guerriero” di cui ancora si racconta a Viareggio: «Fu uno dei pochi - ricorda l’amico e collega in Ascom Graziano Giannessi - a uscire vivo dalla Legione straniera». Ma nel giorno di Pasquetta il tumore che lo minava da tempo gli ha presentato il conto.

La città piange Sauro Del Dotto. Aveva 73 anni, lascia la moglie Franca, le figlie Angelita e Cristina, i nipoti Carlo, Claudia e Marina, il bisnipote Aron. Oggi alle 15,30 nella chiesa di S. Antonio l’ultimo saluto.

Sauro Del Dotto, viareggino doc, aveva militato dal 1957 al 1962 nella Legione straniera, per cui aveva combattuto nella guerra d’Algeria. Un’esperienza da cui trasse un libro, “Fuga dal Sahara” (edizioni Il Molo). La scrittura, del resto, era una sua passione. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti, aveva collaborato con riviste e quotidiani locali, Il Tirreno compreso. Ma per la città Sauro era soprattutto l’uomo dell’Ascom. Di cui è stato storico direttore. E dall’Ascom arriva un ricordo commovente.

«“Anime di razza, è un po' che non ne fanno più”, caro Sauro - si legge nella lettera - e la tua onestà intellettuale, la tua integrità morale di altri tempi, si mostrava ogni volta che parlavi. Anche negli ultimi tempi, pur divorato dal male, hai speso tutto te stesso per i tuoi cari e il tuo lavoro, per quel futuro che sapevi esserti breve ma che non per questo ti faceva paura. “Marcia o crepa” è l'insegnamento che avevi infino tatuato sulla pelle, eredità di quegli anni di Legione straniera che ti avevano reso più forte della guerra che hai combattuto. Con i tuoi libri, con i tuoi insegnamenti, con la tua vita, hai voluto insegnare che scappare dai problemi non serve, che la forza dei propri ideali e la convinzione delle proprie scelte non riparano forse dagli errori, ma rafforzano la dignità e l'umanità delle persone».

«Avevi la straordinaria capacità di ascoltare, di capire e di consigliare le persone: doti che in 40 anni di vita associativa hai saputo affinare e che neanche la malattia è riuscita a piegare. Ora che la sofferenza è finita, che non sei più costretto dentro ad un corpo così fragile che quasi ti faceva arrabbiare, ora che la tua voce non è più rotta dalla tosse, il respiro non è più affannato dalla sofferenza, ora tutti ti chiedono di continuare dal cielo a proteggere i tuoi cari, a sorridere come facevi sempre quando eri, come adesso sei, con la tua famiglia. Ti sei fermato solo per morire: questo è stato l'ultimo atto di fede nei tuoi principi, la dimostrazione più grande di quanto, in vita e in morte, tu sia stato un uomo straordinario».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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