Il presidio
Riapre l’orologiaio di Botero e Mitoraj che disse no a Rolex
Nicola Lieto riparte da via Garibaldi, dove aveva iniziato nel 1986. «Non mi limito a riparare: sono un restauratore...»
PIETRASANTA. Ha riaperto l’orologiaio di Botero. Una buona notizia, non tanto per lo scultore colombiano che probabilmente può fare riparare i suoi orologi dove vuole, quanto per tutti gli appassionati di orologi, antichi e moderni. Con una inaugurazione «colma» di pubblico, amici ed appassionati, Nicola Lieto ha riaperto la sua bottega in via Garibaldi, poco lontano dal ristorante la Tecchia, in pieno centro storico a Pietrasanta. Una sorta di bottega alla Hugo Cabret, dal bellissimo film di Martin Scorsese. Dove l’orologiaio ripara antiche pendole, meccanismi del Settecento, ma anche più banali – diciamo così – Rolex Daytona oppure modello Oyster . Una buona notizia la sua riapertura, dopo che la guerra degli affitti dei fondi nelle strade centrali di Pietrasanta, lo aveva portato a chiudere la sua vecchia bottega di Garibaldi, proprio di fronte all’Enoteca Marcucci.
«Ho aperto la mia bottega di orologiaio – racconta Lieto – nel 1986, quando via Garibaldi non era ancora diventata la strada dei vip che è oggi. Quando ho aperto io non esisteva ancora l’Enoteca Marcucci. Anche se poi Michele ha aperto poco dopo di me : di fatto siamo entrambi il prodotto di una nuova generazione di commercianti del centro. Lui ha 45 anni, io oggi ne ho 50 anni, ai quei tempi ero veramente un ragazzino, ma conoscevo già il mestiere e avevo una gran voglia di fare».Lieto è figlio d’arte. Il padre Alberto continua a lavorare con lui. «La nostra dinastia inizia con mio nonno – ricorda Lieto – viveva ad Avellino e faceva l’agricoltore ed il viticoltore. Poi decise di diventare orologiaio. Dalla Campania salirono in Versilia nel 1938».
Da allora i Lieto hanno visto passare in bottega tutti gli scultori che hanno vissuto e lavorato a Pietrasanta. «Ci hanno portato i loro orologi Botero e Mitoraj, ma anche Novello Finotti. Un po’ tutti, a dire il vero, gli artisti pietrasantini sono passati da noi. E con tutti con modelli importanti. Sa oggi c’è un po’ di timore a portare orologi importanti al polso, ma Pietrasanta è ancora un’oasi di sicurezza». Certo l’ultimo episodio con la rapina ad Eugenio Fascetti a Lido per portargli via il Rolex ha fatto notizia e aumentato i timori. Senza dimenticare le bande di napoletani che sono salite a ripetizioni a Forte e Viareggio. Ma perchè il Rolex è così amato e invidiato e quindi rubato? «È uno status symbol. E poi vede, ha un ottimo rapporto qualità prezzo. Certo se poi non si bada a spese, per raggiungere la qualità assoluta bisogna rivolgersi a marche come la Patek Philippe. Ma la forza del Rolex è l’immagine, il fatto che lo portino personaggi importanti, ma anche che la qualità vale sempre il suo prezzo». Nicola Lieto dopo avere abbandonato via Garibaldi si era spostato nella più appartata via XX Settembre. «Amo troppo Pietrasanta, la sua gente. Pensì che anni fa ebbi l’offerta dalla Rolex di andare a lavorare da loro in Svizzera. Sarebbe stata un’esperienza importante e affascinante, ma ho preferito restare qui».
«Non solo aggiusto orologi - racconta - amo soprattutto restaurarli, ridare vita a meccanismi che si sono inceppati». Se è facile trovare un Rolex Daytona, deve essere più complicato restaurare un orologio da comò del Settecento francese. Oppure le case della Versilia nascondono anche questi tesori? «Purtroppo di questi grandi orologi di un tempo in Versilia non ce ne sono molti. È un problema di interesse, di collezionismo. Le stesse nostre case non hanno le caratteristiche per mettere in mostra certi gioielli. E comunque per le mani mi passano anche questi oggetti. E devo dire la verità che quando aggiusti e fai ripartire certi meccanismi è una vera soddisfazione».
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