Il Tirreno

Versilia

Da Zucchero a Mario Soldati le ville disegnate da Tiziano

di ADOLFO LIPPI
Da Zucchero a Mario Soldati le ville disegnate da Tiziano

L’architetto Lera racconta la sua Versilia, fonte di continua ispirazione artistica. E ora costruisce giorno per giorno la sua oasi e la via dell’Arte alla «Sughera» sulle colline di Montignoso

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ADOLFO LIPPI

PIETRASANTA. Rari sono gli artisti ai quali è concesso vivere in un paesaggio creato e ricreato per la bellezza. I grandissimi dovettero tutti farsi ospitare nei giardini ricchi di Boboli, a Firenze, nelle ville sul lago Maggiore, nei castelli in Loira.

Tiziano Lera, architetto e scultore, notissimo a Milano, Cortina, in Versilia, il paesaggio ha potuto farselo da solo. Ha comprato anni fa ettari ed ettari tra Pietrasanta e Montignoso e lì, da dove si spalanca l’ampio golfo che dalla Palmaria scende fin quasi a Livorno, dove fanno anfiteatro le splendide e forti Alpi Apuane di Michelangelo, ha costruito, lungo l’antica via Palatina, una “Via dell’arte” che unisce natura e scultura, acque e marmi, sughere e uccelli rari. E che ha richiamato e richiama, ospiti di Lera, Botero e Mitoraj, Ivan Tymer e Novello Finotti, Girolamo Ciulla e Kan Iasuda, Vito Tongiani e Gigi Guadagnucci, cioè l’intera bella fioritura della preziosa serra che è la riviera versiliese.

Tiziano Lera è della schiatta degli affabulatori. Mi rammenta Roberto Rossellini, uno “zingaro” cosmopolita calato nel cinema e nella letteratura mondiale; conquistava produttori americani e critici fini parlando ore di magie surreali e popolaccio romano. Mi rammenta anche Mario Tobino che, sulla scia del romanticissimo Shelley, trasformava in epica ogni rigagnolo di marina toscana. Ma Tiziano Lera nell’entusiasmo e nell’enfasi è anche più seduttivo: animato da un Conrad come i vecchi marinai, maestri di vele, di Viareggio e liguri, ha l’audacia di toccare l’Oriente, s’invade di mistica giapponese, di lontane filosofie (il “Feng—Shoui”), cosicché il suo petto è decorato di ciuffi di mimosa, medaglie archetipe d’acqua e vento, ed i suoi lunghi capelli già bianchi lo fanno un saggio, un guru, che progetta ville, ambienti, arte, mescolando tutte le energie vitali per farne casa, magari una originalissima casa sull’albero anch’essa visibile alla Sughera di Montignoso; e, soprattutto, abitabile ed abitata.

Stare nel paesaggio tra Viareggio e Portovenere: ecco l’imperativo di Tiziano. Starvi non per distruggere, per speculare, per cementare, per travolgere. Come invece vi stanno, che sò, i Moratti o il cantante Zucchero (ai quali Lera ha disegnato gli alloggi prestigiosi.

Ma starvi significa anche vedere. Come non si può non guardare e giudicare lo scempio edilizio che s’è consumato da Massarosa fino al Magra? Le colline sopra Bargecchia sono una fungaia di costruzioni sciatte, la campagna da Viareggio a Torre del Lago, lago compreso, è una distesa insensata di manufatti confusi, idem per Camaiore, per i dintorni di Pietrasanta, per le periferie di Forte dei Marmi, per l’invasiva cementificazione di Massa e Marina. Un disastro. Non solo di interessi privati (ognuno ha fatto ciò che voleva), anche di scelte pubbliche. Che non esiste un edificio memorabile, un ospedale, che dico, uno stadio, un palazzetto espositivo che meriti una citazione! Parlare con Tiziano Lera, ha un altro respiro. Dice: «L’attuale modo di vivere di milioni di persone è vittima della logica funzionalista. Non possiamo fingere di non vedere degli enormi palazzi costruiti per ingabbiare intere famiglie, quasi il ciclo vitale di queste ultime sia riconducibile ad un percorso diretto dall’abitazione alla fabbrica e poi al cimitero. Dobbiamo pensare che la città non deve essere subita dall’uomo ma da questi riedificata per contrastare il degrado ambientale e restituire a se stesso pace ed armonia».

Tiziano definisce la sua «un’architettura del benessere». Egli è nato a Lucca da una famiglia di fonditori storici. I Lera son nel territorio dalla fine del ’500 e fabbricavano campane fuse con argento alchemico. Avevano il suono della voce degli angeli. In una riviera mirabile, dove Galileo Chini con il liberty ed il decò ed il neo gotico ed il moresco ha lasciato nelle dimore dei fiorentini e dei lucchesi e dei carrarini, arricchiti dal marmo segni di fiaba e di romanzo, Tiziano s’è appassionato al disegno di contenuto e di significato. Laureato a Milano e a Pisa dice: «La modernità porta in sé i germi della distruzione e gli edifici, le fabbriche, tutti i macchinari, le autostrade, i veicoli e gli indumenti sintetici da noi eletti a simbolo del nuovo che avanza si ergono a testimoniare le continue violazioni del passato e della natura esercitate da una umanità che ha dimenticato se stessa dietro le maschere dell’apparenza».

Ma il suo passato, prensile di riferimenti assai colti (dalle Upanisad vedi che, a I Ching cinesi, da Eraclito ai maestri sufi islamici), è fatto, come è giusto per un architetto—artista, di “cose” concrete che sono, ad esempio, la trasformazione di palazzo Cucchiari a Carrara in luogo di cultura e d’esposizioni, l’abbellimento del pontile di Marina di Pietrasanta, gli studi di pittori e scultori quali Botero, Antonio Barberi, Gigi Guadagnucci, i tanti giardini delle ville di Roma imperiale, dai Frescobaldi ai Bindi ai Giardi, fino a villa De Megni al Tellaro caro a Mario Soldati. Compresa la villa di Zucchero Fornaciari. «L’architettura del benessere» è respirare con la koinè, cioè l’insieme ispirato da uomini e paesaggio importanti, uomini che Tiziano chiama «Entronauti»: «Entronauti significa - dice - coniugare la materia, dopo averne compreso le origini, con il mondo dei sensi e con il mondo spirituale. Aprire queste tre porte interiori vuol dire abbracciare la natura e percepire il contatto con la terra». Ma lo fanno, l’hanno mai fatto i sindaci, gli assessori, i geometri che urbanizzano la Versilia? Eppure l’habitat ebbe (ed ha) insegnanti di prestigio. «Il nostro - dice Lera - è un habitat perfetto. Ha generato i colori di Plinio Nomellini, il liberty di Galileo Chini, ispirato Hans von Marées, suggestionato Marinetti, i futuristi. Come dimenticare i quadri di Carrà e di Soffici sono stati dipinti in Versilia?

Ìl vero “capolavoro” di Tiziano è la “Sughera” di Montignoso. Qui egli ha realizzato il perfetto impianto dell’uomo su un paesaggio incantato, “olistico” (per olismo s’intende come il tutto sia più che la somma dei diversi componenti). Dice: «non mi stancherà mai di difendere il territorio. Esso è davvero un evento storico; è il prodotto di migliaia di anni di evoluzione e per questo, forse, è diventato la vittima privilegiata dei crimini commessi dal nostro modello di sviluppo».

Tiziano così vive e lavora in equilibrio, in armonia atetico—estatica tra alberi centenari, ginepri, mirti, olivi, pini, sughere eppoi falchi, upupe, merli, eppoi canali e ruscelli eppoi pietre vecchie, sassi, sculture decorative, la casa fatta su un albero, la dolcissima moglie Lalla, il figlio Leonardo, architetto anche egli. Vive e lavora tra dolmen e menhir rivolti al sole, alla luce, al mare meraviglioso; è di certo un privilegiato. Che la prossima estate assieme ad Alessandro Meluzzi, psicanalista e scrittore televisivamente famoso, organizzerà proprio a Montignoso un festival d’arte, letteratura, cinema. Ma il privilegio che egli gode si può anche dare a tanti. Lera ha indicato per la via dell’Arte la strada percorribile: in Versilia esistono luoghi tra mare, col1ina, montagne Apuane, che possono ancora ampliare le capacità percettive, sensibili, sensitive di chi li percorre, li frequenta. Luoghi pubblici che potrebbero arricchire un’impresa turistica che s’è intisichita nel pigro “affittar pensioni e bagni”.

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