Italia
“Sarà bellissima”, a Pietrasanta la convention di Fini
Il motto scelto da Fli ripetuto anche dal presidente Fini è stato «Sarà bellissima» fa riferimento all’Italia e La frase è stata ripresa dall’ultima intervista rilasciata da Borsellino in cui disse «senza mafia la Sicilia sarà bellissima»
PIETRASANTA - Sono due le standing
ovation alla convention di Futuro e Libertà, dove Gianfranco
Fini per la prima volta in modo esplicito rivendica il ruolo suo
personale e del partito nella «lunga e dolorosa marcia di Fli,
grazie alla quale c'è un nuovo governo ed il berlusconismo è
stato archiviato». In 1500 si alzano e applaudono quando dice
»Non abbiamo nessuna intenzione di intrecciare di nuovo le
nostre strade con il Pdl». E tutti di nuovo scattano in piedi
quando assicura che davvero c'è un progetto in grande, «per
essere non centristi ma al centro della politica».
Non dice mai la parola 'centrodestra', Fini, ed è già
'oltrè il Terzo Polo. Parla piuttosto di un 'Polo Nazionale'
per la terza Repubblica, un patto per l'Italia al cui altare si
potrà anche immolare l'offerta sacrificale del neonato Fli (sul
punto però il leader glissa e volutamente non è esplicito) ma
solo per garantire «un successo che vada oltre la sommatoria
aritmetica dell'esistente». Di certo, mette in guardia Fini nel
suo discorso di oltre un'ora e mezzo, «il nuovo Polo non sarà
solo un escamotage per tornare in Parlamento insieme ai propri
amici».
E, sempre andando per esclusioni in negativo, il nuovo Polo
non potrà neppure essere il rassemblement dei moderati
»perchè l'aggettivo moderato non significa nulla se è
riferito a chi urla ed è incapace di ascoltare; la vera
alternativa è tra i rinnovatori ed i nostalgici, i gattopardi.
Il discrimine e tra chi vuole riformare e chi è privo di
progettualità innovativa».
Da Pietrasanta Fini prova a gettare la rete 'progettuale' di
Fli, convinto che sia necessario un nuovo appello «agli uomini
di buona volontà» e che si debba andare a pescare nell'area
del non voto e dei delusi di destra e sinistra. Tanto più oggi
che «il Pdl è ormai un partito senza bussola» e che anche a
sinistra, dopo l'esperienza del governo Monti, «nulla sarà
più come prima».
Riaccende la sigaretta, il leader di Fli, come aveva promesso
a sè stesso che non avrebbe più fatto. Si concede uno sgarro,
prima di riprendere fiato e rimettersi in marcia. Perchè «dopo
le amministrative si avvia la fase costituente del Polo della
Nazione, o Lista civica nazionale, o patto nazionale e
repubblicano, o alleanza tra italiani, o grande alleanza
popolare, o comunque si deciderà insieme agli altri di chiamare
la nuova aggregazione a vocazione maggioritaria per la Terza
Repubblica». A chi, come Italo Bocchino, assicura che «Fli non
si scioglierà perchè abbiamo già dato, non rifaremo gli
errori del passato e a Pietrasanta tra dieci anni festeggeremo
il decennale», Fini promette che sarà mantenuta «una
organizzazione di partito messa a servizio di qualcosa di più
grande». Nulla di più, non ci sono altri steccati.
Intanto c'è il convinto sostegno a Monti, che per Fini deve
»governare a tutto campo e non farsi impaniare dai tatticismi
dei partiti e dai veti». A partire dalla riforma della Rai, che
per il leader di Fli «può essere commissariata, se Monti lo
ritiene, mettendo i partiti di fronte alle proprie
responsabilità».
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