Il Tirreno

Versilia

Abusi all’ex calzaturificio . Costruito un piano in più

di Marco Pomella

La Procura lancia nuove accuse per il mega-progetto di recupero edilizio A processo l’immobiliarista Fonio, professionisti e tecnici del Comune

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MASSAROSA. Le altezze, superiori al consentito. Le volumetrie, maggiori di come dovevano essere. Le distanze delle altre proprietà, inferiori agli standard di legge. In altre parole i piani dell'edificio: uno in più di quel che doveva essere. Queste le varie contestazioni mosse dal Procura di Lucca ne confronti degli imputati per la vicenda dell'ex calzaturificio di Massarosa, sotto sequestro dal marzo 2010.

Il caso ruota attorno al piano di recupero dell'ex calzaturificio, in via Papa Giovanni XXIII.

Al posto della fabbrica dismessa da decenni, davanti agli uffici nuovi del Comune, è infatti sorta una grande struttura che ospita circa 54 appartamenti e 9 attività direzionali. Tra gli imuntati ci sono Giacomo Fonio (legale rappresentante della Iffi, la società immobiliare che ha realizzato l'intervento, difeso degli avvocati Maffei e Frati), Luca Gabrielli e Spartaco Baratti (direttori dei lavori, difesi dall'avvocato Marco Massara), Simone Pedonese (all'epoca dei fatti dirigente dell'ufficio edilizia privata del Comune di Massarosa, difeso dagli avvocati Morescalchi e Giorgi) e Marco Lippi (tecnico comunale, difeso dall'avvocato Cariello). La posizione di Manrico Marianelli,ex proprietario dell’immobile è stata stralciata.

L'accusa mossa nei loro confronti (archiviata quella di abuso d'ufficio dopo il proscioglimento da parte del Gup) è di aver approvato e portato avanti un piano di recupero in «macroscopica violazione - così ha detto il Pm - delle norme edilizie e del piano di fabbricazione». In sostanza l'accusa ritiene quelle autorizzazioni a costruire illegittime. Perché non rispetterebbero gli standard sulle altezze massime consentite, sulle distanze dalla proprietà limitrofe, sulla superficie massima coperta e sulle volumetrie. E neanche gli standard urbanistici come le aree destinate a verde pubblico e a parcheggio pubblico. Una serie di violazioni che avrebbero portato, secondo l'accusa, a realizzare un piano in più, circa 180 metri quadri oltre il consentito (i due attici, in sostanza). Riformulato con precisione il capo d'accusa (dopo il proscioglimento per il reato di abuso d'ufficio) il giudice del tribunale di Viareggio, Gerardo Boragine, ha rinviato l'udienza al 20 giugno prossimo, quando saranno ascoltati i testi dell'accusa. «Dobbiamo studiarci dal principio il capo di imputazione - ha dichiarato al termine dell'udienza Marco Massara, difensore di Gabrielli e Baratti - e valutare il da farsi. In sostanza prima si contestava il piano di recupero in se, ora si fa riferimento anche all'illegittimità dei permessi a costruire, contestando il modo in cui sono state seguite le norme urbanistiche e gli articoli del piano di fabbricazione».

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