Il Tirreno

Versilia

I corsi mascherati? Facciamoli tutti di sabato e domenica

di Adolfo Lippi
I corsi mascherati? Facciamoli tutti di sabato e domenica

La manifestazione deve servire ad attrarre turisti E allora spostiamo le sfilate in primavera

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La "questione Carnevale" è la seguente: lo si fa per divertire i viareggini (coi limitrofi) o lo si fa per conquistare turisti e farli venire in massa in una città ricettiva?

Se lo si fa perché il Carnevale sia un prodotto utile ai bilanci pubblici e privati di Viareggio allora, è evidente, lo si fa ancora male. Perché non ci sono stati gli incassi sperati, perché gli alberghi "strapieni" in realtà riguardavano tre-quattrocento camere, e durante le cinque settimane tra i corsi non s'è vista, ahimè, anima viva. E non potevamo avere ospiti poiché, al di là delle sette sfilate, nient'altro è stato fatto e la città languiva.

Però il Carnevale di quest'anno ha dato delle indicazioni preziose. Alcuni esperimenti tentati, con qualche coraggio, dalla dirigenza si sono dimostrati utili e vanno nel senso di un importante e possibile recupero. Innanzi tutto l'idea di fare Carnevale nel sabato-domenica. E' una buonissima pensata, da ripetere. A proposito di tempo, però, suggerirei di abbandonare per il futuro l'obbligato accostamento con il calendario tradizionale. E' nefasto iniziare i corsi in gennaio, nelle domeniche di previsto gelo, quando tutta l'Italia va, ormai è storico, sotto drammatiche nevicate. Siccome la prossima Pasqua sarà bassissima, il Carnevale, secondo il noto calendario, dovrebbe ancora cominciare tra le gelate. Non ha alcun senso. Sopprimerei i primi due corsi. Ed invece sposterei le uscite dei carri verso marzo e verso la primavera.

Perché poi non fare i corsi mascherati in due-tre weekend? Si darebbe modo alle agenzie turistiche ed agli alberghi di proporre e vendere pacchetti di due-tre giorni portando in città più gente di quanto ne venga. E ne verrebbe, perché i Carnevali di altre parti d'Italia si sarebbero già conclusi al martedì grasso; e Viareggio non avrà concorrenti. Si obbietterà che non è possibile dissacrare la Quaresima. Ma per un buon cristiano fare vera Quaresima quindici giorni o i previsti quaranta credo sia la medesima offerta spirituale. Specie se sinceramente sentita.

Riorganizzando le date s'impone così ancor più l'esigenza di riempire di iniziative spettacolari i restanti giorni della settimana. E qui vi devono lavorare - e tanto - anche i privati. I costi "pubblici" del Carnevale di Viareggio sono già troppo alti, vista la crisi direi sono esorbitanti. Perché allora non si rimettono in pista le categorie per inventare iniziative o ripetere le vecchie? Perché albergatori, commercianti, agenzie turistiche, ristoratori non si siedono ad un tavolo d'impresa comune?

Il palcoscenico di piazza Mazzini, così come viene gestito ora, è patetico, roba da fiera dei brigidini. Vi sono in giro imprenditori come Mimmo D'Alessandro, i Bernardini, la famiglia Gaber che, coinvolti, possono offrire soluzioni. Sono fior di professionisti, qualcuno li può convocare? Venendo alla sfilata, ai carri, è ormai evidente ai più che il numero dei carri, undici grandi e tantissimi piccoli e medio-piccoli, è davvero uno sproposito. Costassero niente se ne potrebbero anche fare cinquanta. Ma costano un occhio ed allora sforbiciamone il numero. Di carri grandi ne basterebbero otto, di carri piccoli quattro; potenziando gruppi rionali, bande, mascherate, insomma la scenografia generale che già è abbastanza buona. Ora siccome il prossimo anno a Viareggio si fanno le elezioni nessuno avrà certo il coraggio di diminuire il numero dei carri. Già i carristi, con le loro famiglie e i "parenti", sono sempre stati una lobby forte. Chi ha la decisione "politica" di scontentarli? Ma ridurre il numero delle costruzioni è un imperativo e fa respirare i bilanci consentendo altre manifestazioni.

Ho da dire qualcosa anche sulle "notturne". Erano mal gestite e mal illuminate. La suggestione non può venir data da quattro fari posti sopra i carri. Occorrono, come si faceva una volta, corpi illuminanti dall'alto che spaziano su ogni parte del corteo. Adesso i fari ci sono in piazza Mazzini ma sono stati tenuti spenti.

Si dirà, qualcuno lo ha detto, che manca per il corso una regia. Direi di no, non serve una regia come ce l'hanno, ad esempio, le grandi manifestazioni che aprono o chiudono i giochi olimpici. Lì i partecipanti sono "strumenti" nelle mani e nelle idee di un unico artista. Sono comparse. I carristi viareggini, invece, da anni fanno loro particolari coreografie e scene; sono bravi, vedi Avanzini, vedi Gionata, vedi Lebigre e Roger. Non li trasformerei in automatici escutori. Rimanga allora ad ognuno di essi la gestione dello spazio e l'inventiva nei movimenti. Ciò che l'organizzazione generale deve curare di più è semmai la dinamica della sfilata. Non è possibile che il corso ci metta più di due ore a transitare sotto alle tribune. Anche qui diminuendo il numero dei carri si semplifica la marcia e si migliora il ritmo.

Venendo ai protagonisti vincitori del corso, s'è mescolata la lana con la seta. Vi sono opere d'arte, operine banali, ripetizioni di carri stantii, presenze di ripiego. Alcuni andavano premiati per il soggetto, altri per le coreografie, altri ancora per i movimenti, altri per il colore. Eppoi perché non segnalare i costumi, alcuni intelligentissimi e splendidi? Farei come con gli "Oscar". Darei un premio all'idea ed un altro alla scenografia. Differenzierei le classifiche; tanto ad ogni carrista vanno, più o meno, i medesimi quattrini. Almeno con i premi speciali molti sarebbero spronati a far funzionare le genialità specifiche.

La giuria, è leggenda metropolitana, ha seguito i pareri della gente. Tutti volevano Lebigre-Roger vincente; tanti volevano mister Sarkozy al secondo posto e Alessandro Avanzini al terzo. La giuria ha accontentato e fare diversamente sarebbe stato uno scandalo. Noto, comunque, che il tono generale delle costruzioni è stato piuttosto fiacco: non graffia, non suggestiona. Si sono usati "stilemi" frusti: Berlusconi, la crisi finanziaria, il facile scandalismo moralistico. Nel caso di Lebigre siamo alla vignetta un po' ambigua. Nel caso di Avanzini all'antagonismo ecologista. "Grandeur" è più originale e meglio riuscito. Per tutti e tre c'è da dire che sono magistralmente interpretati e mossi. Ma i temi da scegliere nel prossimo anno, mi auguro, siano maggiormente cercati, studiati, oltre i giornali e le facili trasmissioni televisive. Viareggio, quest'edizione, ha tuttavia trovato (come c'erano una volta) almeno cinque-sei costruttori di valore. Su questo nucleo si può contare per le prossime edizioni; gli altri si dedichino ai contorni, agli addobbi, alle invenzioni improvvisate. Ce n'è un gran bisogno.

Così anche questo Carnevale è passato. La dirigenza, oltre certe forzature propagandistiche (e i viaggi a Singapore), ha lavorato con baldanza, passione, entusiasmo. Qualche cosa l'ha azzeccata, qualche cosa si deve rimediare. Ecco, l'importante è saper ascoltare, saper coinvolgere, saper attingere ad energie fresche. Consentendo con noi come il Carnevale sia rimasto l'unico "prodotto" invernale che Viareggio può vendere. Vivendo, Viareggio, ancora e solamente di turismo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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