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Burroni non ritira le sue dimissioni La Pro Loco nel buio
Ma le contrade ribelli assicurano: non salterà nessuna manifestazione del Palio, dal Festival alla staffetta
QUERCETA. - Una cosa è certa: il presidente della Pro Loco Franco Burroni non ha ritirato le dimissioni. Che, quindi, sono state presentate e definite irrevocabili.
Altrettanto sicuro è lo svolgimento delle manifestazioni del Palio, l’imminente staffetta, il Festival, il Palio, poi le altre.
Il consiglio è in carica, quindi, ma va chiarito che non c’è stato al momento un incontro con le contrade.
I presidenti di sette contrade fanno sapere in una nota la loro posizione, non entrando nel merito sulle dinamiche interne alla Pro Loco.
Esprimono solidarietà al presidente Burroni e ai consiglieri, dissociandosi dalle accuse a loro rivolte, ma appoggiano i loro ragazzi affinchè venga trovata una soluzione definitiva alla questione allenamenti.
In una parola, quello che dal mondo del Palio si alza, è un coro unanime: serve il PalaPalio, o comunque una struttura in grado di accogliere le attività e gli allenamenti delle contrade.
Un’esigenza avvertita ormai da oltre cinquanta anni che ancora non ha trovato una concretizzazione.
«I presidenti delle sette Contrade Cervia, Leon D’Oro, Madonnina, Ponte, Pozzo, Quercia, Ranocchio dichiarano di essere stati all’oscuro del contenuto dell’articolo comparso sulla stampa locale lo scorso 4 marzo».
Nell’elenco manca la Lucertola.
In sostanza, i gruppi di musici che hanno scelto di comunicare alla stampa la loro opinione non avevano concordato con le contrade la loro decisione.
«Esprimiamo la completa solidarietà al presidente Franco Burroni e consiglieri della Pro Loco di Querceta -aggiungono i sette presidenti nella nota- per le ingiuste accuse di cui sono stati fatti oggetto. Ci dissociamo apertamente da tutto ciò che è stato scritto in relazione alla Pro Loco. Condividono la richiesta di aiuto, fatta dai nostri ragazzi, nell’intento di risolvere l’annoso problema riguardante le prove dei Musici e Sbandieratori, che da cinquanta anni a questa parte, non ha mai avuto una soluzione concreta».
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