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Versilia

Omicidio Romanini I tre carabinieri al bivio

Per il pm avevano nascosto che la vittima era già stata vittima di un attentato Domani potrebbero essere rinviati a giudizio dal Gup con pesanti accuse

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CAMAIORE

Un nuovo capitolo per la vicenda dell’omicidio Romanini. Domani mattina, infatti, compariranno a Lucca davanti al gup Alessandro Dal Torrione i tre carabinieri accusati di favoreggiamento e omissione di atti di ufficio. Il giudice dovrà decidere sul rinvio a giudizio. Intanto nei prossimi giorni gli inquirenti torneranno nella villetta di Corsanico alla ricerca di nuovi elementi.

Carabinieri dal Gup. Quei clamorosi arresti arrivati mesi dopo l’omicidio di Stefano Romanini fecero molto scalpore. In quell’occasione a finire ai domiciliari, su richiesta del Pm Fabio Origlio, furono il maresciallo Ciro Ionta, 54 anni, comandante della stazione dei carabinieri di Camaiore e Gianluca Martignetti, 37 anni, brigadiere nella stessa stazione. E invece in carcere a Lucca finì l'appuntato Ennio Iardella, 55 anni, da poco in congedo dopo aver prestato servizio a Camaiore. Nei mesi successivi gli ordini di custodia furono revocati.

Per tutti e tre le accuse sono favoreggiamento e omissione di atti di ufficio. Per la Procura i tre militari - che sono assistititi dall’avvocato Carlo Alberto Antongiovanni - avrebbero nascosto particolari preziosi alla polizia che sta conducendo le indagini sull'omicidio avvenuto a inizio febbraio 2011.

In particolare i carabinieri non avrebbero parlato di un episodio avvenuto un anno prima del delitto. Durante un soggiorno in Sardegna Stefano Romanini fu infatti oggetto di un attentato: la sua macchina fu crivellata di colpi di pistola mentre l’imprenditore era a bordo. L’uomo, spaventato dall’evento, non fece mai denuncia .

A informare i carabinieri dell’episodio, secondo gli inquirenti, fu invece il cugino della vittima, Roberto Romanini, nel frattempo iscritto nel registro degli indagati (assieme ai figli Emanuele e Simone,e al rumeno Auriel Suciu).

In quell’occasione il cugino avrebbe raccontato ai carabinieri che Stefano Romanini si sarebbe indebitato con lui per 250mila euro e poi si sarebbe rivolto a degli strozzini. E che proprio questi ultimi sarebbero stati gli autori dell’”avvertimento”.

Secondo gli inquirenti questi importanti particolari non emersero se non tre mesi dopo l’omicidio. L’indagine ha tentato di stabilire i motivi di questo ritardo. Per la difesa dei carabinieri non c’è stata alcuna omissione volontaria.

I test. Dopo il rinvio dei test del Dna sulle cicche ritrovate sul luogo del delitto a causa della neve (una nuova data per queste prove non è ancora stata stabilita), proprio in questi giorni gli inquirenti torneranno in una casa di proprietà degli indagati alla ricerca di ulteriori materiali organici. Il 5 marzo a Firenze dovranno invece essere svolti alcuni accertamenti tecnici sui bossoli per individuare l’arma del delitto.

Gabriele Dini

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