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Sindaci pronti a finanziare gli uffici del giudice di pace

VIAREGGIO Salvare i due uffici del giudice di pace versiliesi. Oppure crearne uno solo con sede a Viareggio. Ma per sindaci e avvocati l'importante è evitare che questo servizio venga trasferito a...

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Salvare i due uffici del giudice di pace versiliesi. Oppure crearne uno solo con sede a Viareggio. Ma per sindaci e avvocati l'importante è evitare che questo servizio venga trasferito a Lucca. A decidere tutto sarà comunque, come sempre, una questione di soldi: per tenere in piedi entrambe le sedi di Pietrasanta e Viareggio i comuni versiliesi dovrebbero sborsare circa 700mila euro all'anno e in più formare personale proprio che si occupi delle cancellerie. Nessuna preoccupazione, almeno per ora, per la sede del Tribunale. È stata un’assemblea affollata quella che si è tenuta ieri nella sede di Viareggio del Tribunale. All'incontro c'erano circa 70 avvocati e i sindaci di Viareggio Luca Lunardini e di Pietrasanta Domenico Lombardi. I primi cittadini hanno detto di voler tenere aperti gli uffici dei giudici di pace.

Per la sede di Viareggio, ha spiegato Lunardini, servirebbe un esborso di almeno 420mila euro all'anno. «Per gli enti locali - spiega Lunardini - sarebbe un costo pesante. Ma il giudice di pace è un servizio essenziale per i cittadini. Della questione discuteremo nella prossima conferenza dei sindaci».

Le ipotesi sul tavolo al momento sono due: mantenere i due uffici versiliesi con le spese di Pietrasanta divise tra il comune "di casa", Seravezza, Stazzema e Forte, e poi con un ufficio a Viareggio sostenuto con Massarosa e Camaiore; l'ipotesi più probabile è quella di un unico ufficio versiliese con i costi suddivisi tra sette comuni. Favorevoli al salvataggio anche gli avvocati. «Questa riforma è assurda - spiega l'avvocato Luca Picchi - perché taglia gli uffici senza ridurre veramente i costi. Il personale resterebbe comunque a carico del ministero, non verrebbe diminuito. E in più i comuni dovrebbero assumere altra gente sempre pagata dalle tasche dei cittadini».

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