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Pochi attimi di tensione poi tutti in assemblea
La manifestazione non era autorizzata, ma tutto è filato via liscio (o quasi) La piazza “collegata” tramite sms e twitter con chi partecipava al vertice
ROMA
Alle 10,30 scoppia il caos nella splendida piazza dell’Accademia di San Luca, proprio dietro la Fontana di Trevi. I balneari di Versilia, Toscana, Liguria, Puglia, Calabria tentano di entrare nel piccolo spazio triangolare.
La manifestazione anti-aste dei bagnini di mezza Italia non è stata autorizzata dalla Questura di Roma, se non in uno spazio lontano (piazza Santi Apostoli per la cronaca e la storia). Ma i balneari vogliono esserci lo stesso. Soprattutto vogliono essere a fianco dei trenta, da Carlo Monti ad Emiliano Favilla, che sono stati autorizzati ad entrare nella piazza e piazzare i loro striscioni con le scritte anti-aste. Striscioni stesi in terra, perché si vedano bene dalle finestre del palazzo rinascimentale che ospita il Ministero del Turismo.
Alle 10 sono arrivati i 30, alle 10,30 sono arrivati gli altri 500, più o meno. Scoppia il caos, i bagnini tentano lo sfondamento, la polizia blocca tutto in maniera blanda. Gli esclusi ci riprovano e allora gli agenti del Reparto Mobile indossano i caschi e alzano gli scudi, formando una doppia barriera praticamente impenetrabile. È il momento di massima tensione. I balneari premono e si alzano le urla, la polizia si rafforza di uomini (l’area è presidiata anche dai carabinieri in assetto antisommossa).
Alla fine non succede altro perché i funzionari di polizia addetti all’ordine pubblico trattano con Emiliano Favilla, vecchia volpe delle manifestazioni sindacali.
Gli animi si stemperano, senza conseguenze per nessuno. Anche perché l’incontro con i ministri Gnudi e Moavero MIlanesi è partito e dopo pochi minuti chi sta nella piazza sa tutto attraverso sms e twitterate, che da dentro il ministero vengono inviate ai rappresentanti che sono in piazza.
In realtà quei messaggi sono fin troppo ottimisti. Sembra quasi che dopo mezz’ora di riunione sia tutto risolto per le 30mila imprese balneari che rischiano di andare all’asta con le concessioni su cui insistono.
Intanto ad incontro iniziato continuano ad arrivare politici ed amministratori. Passa il sindaco di Forte Umberto Buratti con fascia tricolore. Passa Nicodemo Pistoia, assessore al Turismo di Viareggio. Anche lui ha la fascia tricolore, che poi è l’unico modo (l’altro è avere un tesserino di giornalista) per entrare nella piazza presidiata.
Alle 11,30 tutto è finito. Escono i politici, esce Riccardo Borgo, capo dei balneari del Sib (sindacato di Confcommercio), esce Vincenzo Lardinelli che rappresenta a livello nazionale la Fiba (il sindacato che fa capo a a Confesercenti).
La folla si prepara ad invadere il teatrino di Santa Chiara, mentre i rappresentati delle associazioni di categoria si riuniscono per valutare quale è la prossima mossa. L’unica cosa, vera e concreta, è che l’Italia è fuori dalla procedura di infrazione che la Ue aveva attivato proprio perché l’Italia non liberalizzava il settore dei bagni. La notizia viene accolta da un boato dei balneari, ma in realtà per i proprietari di stabilimenti balneari e ristoranti sul mare è poca cosa. Intanto con maglietta e berretto rosso i concessionari incrociano dei tassisti. «Ahò, chi siete?»: e i balneari rispondono. Chissà che non ne nasca un gemellaggio.
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