Il Tirreno

Versilia

Breschi: «Non siamo dei privilegiati»

di Massimo Breschi
Breschi: «Non siamo dei privilegiati»

Lettera aperta del carrista coinvolto nell’inchiesta della Finanza: «Chi ci crede una casta non conosce la nostra realtà»

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E’ uno dei quattro costruttori finiti nel mirino della Finanza per le fatture false portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Massimo Breschi ha così deciso di prendere carta e penna e difendersi soprattutto di fronte all’opinione pubblica.

di Massimo Breschi

Premetto che scrivo non per giustificare quello che è accaduto, ma il mio intento è soltanto di chiarire la mia posizione e mettere alla luce del sole di fronte alla città, alla Fondazione ed ai miei colleghi, come realmente si sono svolti i fatti. La cosa che più mi rammarica è che il riscontro mediatico della vicenda ha danneggiato sì la mia persona, ma soprattutto l'immagine del Carnevale di Viareggio. E a tal proposito ci tengo a precisare che mi assumo tutte le responsabilità e che nessun altro e per nessun motivo deve essere coinvolto nella vicenda.

Vivo nel mondo del Carnevale praticamente da sempre e il mestiere di carrista mi ha regalato tantissime soddisfazioni e gratificazioni, ma vi assicuro che dal punto di vista economico il nostro lavoro non ha mai arricchito nessuno. Da sempre inizio con molto anticipo la lavorazione del carro proprio perché il mio scopo primario è quello di garantire un lavoro completo e finito. Quasi sempre ho rifiutato di eseguire lavori alternativi proprio perché preferisco dedicare tutto il mio tempo alla realizzazione del carro. Credo che i fatti possano dimostrare quello che sto affermando e nessuno può smentire che le mie costruzioni siano sempre state ultimate e funzionanti già dal primo corso. Poi alcuni carri sono riusciti meglio ed altri peggio, ma questo fa parte del gioco. Un'altra cosa che tengo a sottolineare è che nei miei lavori non ho mai giocato al risparmio e onorando con passione il mio lavoro, ho sempre dato tutto me stesso. E' vero che il mio lavoro permette di vivere dignitosamente perché non ho debiti con nessuno, ma è altrettanto vero che il mio tenore di vita è quello di chi vive in un bilocale in affitto, gira con la stessa macchina da oltre dieci anni, non possiedo né computer, né cellulari e vi assicuro che il mio conto corrente oscilla intorno allo zero.

Capisco che molti ci ritengano come dei privilegiati, ma la realtà è ben diversa, anche perché i costi del materiale per realizzare un carro del Carnevale sono lievitati a dismisura e a questi si sono aggiunti onerosi adempimenti burocratici e fiscali che tutti gli anni dobbiamo sostenere. Le nostre entrate, così come le uscite, sono alla luce del sole, ma è anche vero che una parte delle nostre uscite non compaiono ufficialmente e questo è così da quando esiste il Carnevale. Perché fosse altrimenti dovrei dire di no a chi gli ultimi giorni viene a darmi una mano, dovrei dire di no a quei giovani che saltuariamente vengono a impastare i fogli di carta e dovrei dire di no a quei 25 ragazzi che tutti gli anni vengono a eseguire i movimenti durante i corsi mascherati.

Ritornando all'indagine dalla Guardia di Finanza, vi assicuro che la realtà è che mi sono state contestate delle uscite che ho realmente sostenuto, che non ho gonfiato nessun costo e tanto meno intascato soldi che oltretutto provengono da un finanziamento pubblico.

Concludo ribadendo che non voglio giustificare né alleggerire la mia situazione, ma chiarirla, poi se avrò commesso degli errori ne risponderò nelle sedi opportune e pagherò le eventuali conseguenze, ma non voglio apparire come il mostro che ha tradito il Carnevale e tanto meno la città perché non è così.

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