Il Tirreno

Versilia

Cemento, affari e inchieste Libro choc dell’ex dirigente

Elido Tardelli svela i retroscena di 40 anni di storia urbanistica ed edilizia di Forte L’autore: chiuse le vicende giudiziarie su di me ora vi racconto la mia verità sulla città

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di Franco A. Calotti

FORTE DEI MARMI

«Sono uno che ha sfidato i poteri forti, perché qui a Forte dei Marmi, quando si parla di urbanistica e di edilizia ci sono sempre in ballo tanti, proprio tanti soldi, e se osi contrastare gente di un certo tipo sono guai. Esattamente quello che è successo a me».

Lo dice con amarezza Elido Tardelli, settantatré stagioni sulle spalle e un dinamismo che non viene meno. Lui è stato forse il dirigente più noto di tutto il Comune del Forte, sia per i suoi trentasei anni di servizio, ma anche e soprattutto per essere stato un vero protagonista del settore urbanistico ed edilizio della città, di cui ha seguito in quarant'anni tutte le vicende di pianificazione messe in moto dalle varie amministrazioni, e finendo anche nelle indagini della magistratura per alcuni fatti legati ai condoni. Adesso Tardelli - l’aveva promesso - apre il suo album dei ricordi e ha pubblicato un libro “Ricordi di una vita vissuta” che non mancherà di incuriosire chi ha vissuto quegli anni e chi ha seguito le vicende del Comune, nel bene e nel male, e sulle quali il libro fa luce.

«Mi fecero andare in pensione nel 2011 con il sospetto, - ci racconta il geometra Tardelli - visto che i processi si sono decisi tutti dopo, assolvendomi peraltro con formula piena, e questo è stato il fatto che più mi è dispiaciuto. Ho voluto scrivere come sono andate le cose per rimettere a posto le tessere di un mosaico; una storia in cui ho avuto a che fare con tanti pregiudizi, ma anche, fortunatamente, con una magistratura giudicante corretta e senza preconcetti».

Il libro, che verrà presentato presto (è già disponibile alla Libreria Giannelli, ndr) è un vero vademecum delle vicende urbanistiche e edilizie del Forte in anni caldi, anzi caldissimi, quelli del condono, delle strutture alberghiere dismesse, e di tante altre strutture, per alcune delle quali Tardelli si vide contestare presunte omissioni. Questo libro, Tardelli, avrebbe potuto benissimo intitolarlo “mani sulla città”, echeggiando il celebre film di Rosi, e, non paia esagerato dire, che chiunque voglia capire qualcosa degli ultimi 40 anni al Forte farebbe bene a leggerlo. Pagine, insomma, dove si raccontano tanti episodi finiti nell’oblio della burocrazia o di qualche ufficio comunale.

«I nomi sono stati cambiati su consiglio dei miei legali - spiega Tardelli - ma chi conosce i fatti e le vicende cittadine non avrà difficoltà a riconoscere personaggi molto discussi». Così imprenditori senza scrupoli e senza troppo senso delle regole, così come vicende a volte incredibili quanto realmente accadute all’ombra dello storico municipio di Palazzo Quartieri, popolano i dettagliatissimi ricordi di Tardelli. «Nei primi anni ‘80, ad esempio - ricorda il geometra - ebbi a che fare a lungo con un imprenditore. Era arrogante e prepotente, con denaro e amicizie altolocate in tutti i settori, e a cui si rivolgevano perfino degli amministratori che lo tenevano in considerazione. Alla fine nonostante che covasse odio nei mie confronti perché non lo assecondavo nelle sue richieste non rispettose delle norme, ogni volta che mi incontrava mi salutava con la stretta di mano e tanto di inchino».

La sua bestia nera fu però il condono del 1982 «perché nella corsa all’abusivismo edilizio Forte dei Marmi non fece eccezione. Il caso più eclatante fu quello messo in atto da un altro imprenditore facoltoso e spregiudicato approdato al Forte qualche anno prima e con il quale ebbi molte vicissitudini. Certo - conclude Tardelli - aver difeso questo benedetto paese, anche contro poteri forti arroganti mi è costato molto caro, ma oggi ne sono orgoglioso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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